20/01/10
Resistenze. Venezuela
LE DONNE YUKPAS E IL DIRITTO
ANCESTRALE ALLA TERRA

di Aline Castellanos
Nella Sierra de Perijá, c’è una popolazione indigena che si batte da anni per il riconoscimento legale e la definizione dei confini del suo territorio situato nello Stato di Zulia nel nord-est del Venezuela. 
E’ la piccola comunità degli Yukpas, antichi abitanti di questi territori ora destinati alla ricerca del carbone ed alla agricoltura intensiva. Sopravissuti alla colonizzazione, allo sfruttamento delle loro risorse, all’ambizione ed alla rabbia, continuano a pagare con la vita l’esigenza di una vita migliore…

Nella Sierra de Perijá, c’è una popolazione indigena che si batte da anni per il riconoscimento legale e la definizione dei confini del suo territorio situato nello Stato di Zulia nel nord-est del Venezuela. 
E’ la piccola comunità degli Yukpas, antichi abitanti di questi territori ora destinati alla ricerca del carbone ed alla agricoltura intensiva. Sopravissuti alla colonizzazione, allo sfruttamento delle loro risorse, all’ambizione ed alla rabbia, continuano a pagare con la vita l’esigenza di una vita migliore. L’inquinamento prodotto dalle miniere mina senza scampo la salute dei bambini, mentre le donne, denunciano problemi all’apparato riproduttivo. Senza contare le violenze sessuali, ed il numero imprecisato di donne e uomini aggrediti e cacciati dalla propria casa.
Nelle mani dei proprietari terrieri, degli allevatori, dei militari e dei paramilitari, le comunità Yukpas soffrono una persecuzione che ha lasciato sul terreno morti e feriti, criminalizzando la loro lotta.  
I fatti più recenti sono stati quelli avvenuti all’interno della comunità di Chaktapa, dopo la commemorazione del Giorno della Resistenza Indigena, il 12 ottobre scorso, giorno in cui il genero di uno dei principali leader Yukpas ed una ragazza incinta sono morti nel corso di uno scontro sulle montagne della sierra de Perijá.
Quando il ministro degli Interni e della Giustizia, Tarek El Aissami, ha annunciato l’arresto dei presunti responsabili, Sabino Romero e Alexander Fernandez, ha negato che fossero militanti della lotta Yukpa. Ma l’anno scorso, José Manuel Romero, il capo della comunità, padre di Sabino, era stato ferito a morte sulle montagne, e Sabino, leader riconosciuto della lotta Yupkas, gravemente ferito a colpi di arma da fuoco, il 14 ottobre scorso, dopo l’arresto per omicidio e furto di bestiame. Sabino si oppone al progetto governativo di demarcazione della terra, e chiede il riconoscimento del diritto degli Yupka a un territorio unico e continuo, piuttosto che pezzi frammentati per le singole comunità.
La disputa sulla delimitazione degli appezzamenti dura ormai da trent'anni, da quando, cioè, l'esercito costrinse le comunità indigene Yukpa ad abbandonare la zona, permettendo così l'insediamento dei proprietari terrieri dediti all'allevamento del bestiame che da allora sono rimasti su quelle terre.

La condizione degli indigeni Yukpas è stata documentata da diverse organizzazioni per i diritti umani, da accademici e funzionari statali. Tutti convergono su una considerazione fondamentale: siamo di fronte ad un grave violazione dei diritti di un popolo.
I rapporti del Gruppo di Lavoro per gli Affari Indigeni (GTAI) affiliato al Centro degli Studi Politici e Sociali dell’America Latina (CEPSAL) dell’Università di Los Andes (ULA), dell’Osservatorio per i diritti umani delle popolazioni indigene “José Manuel Romero", dell’organizzazione civile “Homo et Natura” e della Rete di Sostegno alla Giustizia ed alla Pace, sono concordi nell’affermare che solo la partecipazione attiva degli Yukpas alle decisioni che li riguardano, potrebbe rappresentare il primo passo del governo per risolvere un debito storico nei loro confronti, ed iniziare un processo di giustizia sociale. Le organizzazioni hanno redatto piani e programmi per proporre alternative che diano risposte concrete alle loro domande.
Ma il presidente Hugo Chávez sembra preferire solo alcune popolazioni indigene, il 12 ottobre scorso per esempio ha consegnato titoli di riconoscimento solo alle comunità dei Shirapta, Aroy e Tinacoa. Azione, questa, contestata dal GTAI che ha segnalato “un indietreggiamento per la maggior parte delle comunità Yukpa, nonché una violazione dell’articolo 119 della Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela”. 
Intanto, una proposta concreta avanzata dal popolo Yukpa al governo nazionale chiede che lo stato comperi le aziende che si trovano all’interno del territorio reclamato per permettere il passaggio di queste terre ai loro vecchi proprietari, atto che porrebbe fine alla persecuzione nei loro confronti da parte di allevatori e proprietari terrieri.  
Ma la domanda della popolo Yukpa per il riconoscimento del suo territorio, il rispetto della sua cultura e delle sue forme di organizzazione, non sta ottenendo una adeguata risposta istituzionale. I Centros Piloto, organi amministrativi del governo centrale finiscono per sostituire “le istituzioni tradizionali degli Yukpas", mentre l’inizio della costruzione di una base militare nel bacino del Tokuko – nonostante il rifiuto della popolazione – e la costruzione di nuove abitazioni violano le forme di convivenza, l’organizzazione e i materiali di costruzione tradizionali, concessi solo a 10 famiglie della comunità.

Secondo i rapporti citati, il processo di demarcazione territoriale redatto dall’apposita Commissione Regionale soffre della mancanza di consultazione e partecipazione attiva degli Yukpas, e non è tradotto nella loro lingua – mancanza, questa, che esclude dal processo chi non parla lo spagnolo castigliano, quindi soprattutto gli anziani, donne e uomini -. Inoltre, ignora le forme organizzative ed istituzionali indigene.
Da parte sua, il Gruppo di Lavoro per gli Affari Indigeni ha espresso la sua preoccupazione “sulla pericolosa deriva dell’etnocidio silenzioso delle comunità indigene del Paese, in tempi di rivoluzione”, ed ha proposto l’inserimento “di un ordine del giorno nazionale per gli indigeni” da integrare “con le esperienze di riconoscimento delle terre gli indigeni già affermate in altri Paesi membri dell’Alleanza Bolivariana dei Popoli della nostra America (ALBA)". 
“Se lo Stato appoggia tecnicamente, logisticamente, finanziariamente, e soprattutto politicamente la demarcazione che gli Yukpas stessi realizzeranno per il loro territorio ancestrale”, ha spiegato l’Osservatorio per i diritti degli indigeni, “probabilmente il processo non supererà i sei mesi”.
Tante le voci della società civile venezolana che reclamano giustizia per gli Yupkas, e la fine delle impunità per chi viola i loro diritti.
Mujer Quilombo, un’organizzazione femminile, ha chiesto al Ministero della Donna di avviare un’indagine per documentare e quantificare le persone appartenenti a questa etnia e per dare aiuto alle vittime di violenza, ed alle vittime di violenza sessuale. L’organizzazione ha anche chiesto al ministero di farsi portavoce delle donne indigene davanti agli organi competenti, per garantire i loro diritti.
Nel frattempo le donne e gli uomini Yukpas continuano la loro lotta per la terra, e continuano a sperare nella giustizia. Mireya Romero, la ragazza incinta, Ebert García e l’anziano José Manuel Romero però non la vedranno mai.