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| 20/01/10 |
| Politics.
Iran
LE
MADRI IN LUTTO DI TEHERAN
di
Mohammad Asef Soltanzadeh |
Sabato
23 gennaio, anniversario della morte di Néda
Agha-Soltan, la ragazza colpita dalle milizie
governative il 20 giugno 2009, durante una manifestazione
popolare contro il presidente Ahmdinejed, le Madri
in Lutto tornano a manifestare davanti al
Parco Laleh, chiedendo giustizia per i figli morti
o scomparsi.
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La
protesta
Il
Parco Laleh è un grande giardino pubblico,
35 ettari di terreno, situato nel cuore di Teheran,
coltivato a roseti, e ombreggiato da alti pini argentati
e grandi platani. Ci vanno a passeggiare le famiglie
della capitale dopo il lavoro e nei giorni di festa.
Quaranta anni fa, quando fu decisa la sua realizzazione,
si scelse di chiamarlo « Laleh »
(dal nome di un piccolo fiore rosso che sboccia in
Iran ogni primavera) in memoria di tutti i caduti
per la libertà della storia iraniana. Oggi,
questo nome è associato, e per sempre, alla
protesta, ed alla richiesta di giustizia, delle Madri
in Lutto contro il regime dei mullah.
La stampa internazionale, e i bloggeur in internet,
le hanno paragonate alla Madres della Plaza de Majo
di Buenos Aires, le 14 donne che trentadue anni fa,
era il 30 aprile 1977, un foulard bianco in testa
con il nome dei figli scomparsi per mano della dittatura
argentina, si ritrovarono a Plaza de Majo, di fronte
al palazzo presidenziale. Mute, con il dolore stampato
in volto, chiedevano giustizia per i figli. Un paio
di settimane dopo, le 14 donne erano già duemila.
La loro protesta sarebbe diventata il simbolo internazionale
della resistenza alla dittatura, alle persecuzioni
e all’ingiustizia.
Tenaci e disperate, come può esserlo una madre
orfana del proprio figlio, le Madri in Lutto del Parco
Laleh, denunciano la stessa violenza e chiedono la
stessa giustizia.
La foto del volto insanguinato di Neda, diffusa in
internet da decine di blog – gli stessi che
le autorità di Teheran si sforzano inutilmente
di tenere sotto controllo - è diventata il
simbolo planetario della « rivoluzione verde »
iraniana, e della richiesta di giustizia delle famiglie
di Teheran, di Mashad, di Ishahan, delle grandi e
piccole città iraniane dove si protesta da
mesi.
Loro, le Madri, si ritrovano ogni settimana, di sabato,
all’ingresso del Parco Laleh. I basij, le milizie
di polizia, tentano invano di disperderle. Il 5 dicembre
scorso le hanno portate via di peso, mentre chiedevano
la liberazione dei figli detenuti politici; il 9 gennaio
le hanno arrestate in massa, condotte in prigione
(nonostante molte siano anziane, e anche malate) e
liberate solo dopo 72 ore di resistenza.
Ma la settimana successiva, il 16 gennaio, le Madri
erano di nuovo lì, mute, con le foto dei figli
sui chador, ed in mano cartelli che parlavano al posto
loro: «potete cacciarci dal Parco, ma non
potete cacciarci dal nostro Paese ».
Una cronaca
La reazione dei Basij alla protesta di queste donne
sta tutta nei racconti dei testimoni sui blog. Sempre
il 16 gennaio scorso, cinque ufficiali in borghese,
accompagnati da alcuni agenti in divisa, prima hanno
cercato di disperdere le manifestanti, poi hanno cominciato
a minacciarle di pesanti ripercussioni, per se e per
i propri cari. Infine, mentre scattavano fotografie
a raffica, ed il traffico andava in tilt, hanno cercato
di aizzargli contro i passanti, gridando « Sgombrate,
sgombrate…non dategli retta…sono americane… ».
« Scattate tutte le foto che volete, non
abbiamo paura. Un giorno filmeremo voi e i vostri
crimini. Queste foto saranno un documento per la storia »,
gridavano da parte loro le donne, e i passanti di
rimando : « Brave, continuate così… ».
Le Madri in Lutto chiedono indagini vere, arresto
e processo per i responsabili degli omicidi, degli
arresti arbitrari, delle torture, degli stupri di
figli e figlie nelle strade e nelle prigioni.
Alla fine di ogni manifestazione, il gruppo va a visitare
la casa di un ragazzo o una ragazza vittima, per dare
sostegno a sua madre.
Dopo la manifestazione di sabato 16 gennaio, le donne
sono andate a casa di Neda Agha Soltan gridando cinque
volte « Allah Akbar » per dare
pace alla sua anima e a quella di tutti i martiri,
e cinque volte ancora per la liberazione dei prigionieri
politici.
Due settimane di manifestazioni
Dal 23 gennaio, anniversario della morte
di Neda, al 29 gennaio, 40.mo giorno dalla morte dell’Ayatollah
Montazéri, al 10 di febbraio, 31.mo anniversario
della caduta dello Shah, il « movimento
verde » dell’Iran cercherà
di scuotere il regime dei mullah con un’ondata
di manifestaziojni che ricordano quelle che nel 1979
provocarono la fine del regime di Reza Palhevi.
Sabato 23 gennaio manifestano le Madri in Lutto; il
1 febbraio è orevisto uno sciopero simbolico,
il 4 febbraio una manifestazione davanti alla prigione
di Evin a sostegno dei numerosi attivisti del Movimento
Verde in prigione.
L’indomani, a partire da mezzogiorno, si terrà
un sit-in al cimitero Behesht e-Zahra di Teheran in
memoria dei caduti, e il 6 febbario, sul finire del
pomeriggio, ancora la protesta delle Madri in Lutto
per la libertà dei ragazzi imprigionati.
La notte del 10 febbraio, l’invocazione «Allah
Akbar» dai tetti delle case di Teheran segnerà
l’inizio della grande manifestazione Per la
Democrazia del giorno dopo, 11 febbraio, festa
nazionale della Repubblica islamica.
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Mères
en deuil
Communiqué
publié le 1er juillet sur le site Change
for Equality
tradotto in francese da Association
des Femmes Iraniennes en France
Le silence des mères en
deuil du samedi 27 juin 2009 au Parc Laleh (Téhéran)
a été violemment réprimé
par les forces de sécurité. Un grand
nombre de mères et de jeunes femmes qui voulaient
rejoindre ce rassemblement pacifique ont été
arrêtées par les forces de sécurité.
Malgré l’intervention des forces de sécurité
et leurs tentatives de disperser les participantes,
plus de 500 femmes et mères ont pu continuer
le sit-in et le rassemblement dans la place principale
du parc. Ces mères se rassemblaient pacifiquement
pour commémorer les jeunes hommes et les jeunes
femmes qui ont participé aux manifestations
post-électorales non-violentes et qui sont
tombés en martyrs.
Suite à notre premier communiqué, nous,
les mères des martyrs en deuil, continueront
nos sit-in pacifiques au Parc Laleh et dans les autres
parcs de Téhéran. Nous continuerons
ainsi jusqu’à ce que nous voyons la fin
des violences dans les rues, la libération
de ceux qui ont été arrêtés
lors des protestations pacifiques suite à l’élection
du 12 juin et en particulier les mères qui
ont été arrêtées samedi
dernier et le jugement de ceux qui sont responsables
de la mort de nos enfants. Nos sit-in auront lieu
au Parc Laleh et dans les parcs Andishe, Mellat et
Gofegoo tous les samedis de 19 à 20 heures.
Chères mères ! Notre instinct de mères
nous a forcé à demandé la justice
pour nos enfants et la libération de ceux qui
sont détenus ou emprisonnés. Nous vous
invitons à nous rejoindre lors de nos rassemblements
pacifiques dans les parcs mentionnés tous les
samedis.
A nos fils et frères dans les forces de sécurité
! Nous sommes vos mères. Nous vous traitons
comme des mères et avec respect. Respectez
nous et nos désirs et n’infligez pas
de blessures à vos mères. Nos soupirs
vous poursuivront si vous nous traitez avec violence.
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