10/01/10
Media. Italia
emendamenti di genere nel contratto di servizio pubblico
RAI, LA RICHIESTA DELLE DONNE

La richiesta è chiara e soprattutto fattibile, sempre che ci sia la volontà politica di farlo. La rappresentazione della figura femminile nella tv pubblica italiana si risolve nel suo ambito naturale: il contratto di servizio pubblico che la RAI Radiotelevisione Italiana sottoscrive ogni tre anni con il ministero delle Comunicazioni, e che fissa gli obiettivi e i parametri di qualità della mission dell’azienda: l’informazione di servizio pubblico…
I cinque emendamenti, condivisi da un cartello di personalità femminili con una Lettera aperta alle istituzioni, potrebbero segnare “la svolta”.
Stilati da Gabriella Cims, responsabile dell’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi insediato dal vice ministro delle Comunicazioni Romani sulla Direttiva Europea per le Tv 2007/65/CE, introducono la prospettiva di genere nel rinnovo del contratto di servizio radiotelevisivo, previsto a fine gennaio.
Un primo, fondamentale, passo verso il sospirato riequilibrio dell’immagine delle donne nell’informazione RAI, reso incandescente dai recenti fatti di cronaca, che l’Unione europea chiede da tempo, e tutti gli altri Paesi UE hanno già adottato…

La richiesta è chiara e soprattutto fattibile, sempre che ci sia la volontà politica di farlo. La rappresentazione della figura femminile nella tv pubblica italiana si risolve nel suo ambito naturale: il contratto di servizio pubblico che la RAI Radiotelevisione Italiana sottoscrive ogni tre anni con il ministero delle Comunicazioni, e che fissa gli obiettivi e i parametri di qualità della mission dell’azienda: l’informazione di servizio pubblico.
Alla fine di questo gennaio 2010, scade il contratto 2005 (che già prevede precisi riferimenti a minori, società civile, ambiente… ma niente che riguardi le donne), e RAI e Ministero saranno chiamati a sottoscrivere il contratto 2010 – 2013. Cinque emendamenti, già pronti in cartella, potrebbero segnare “la svolta”. Ponendo un punto fermo sulla più spinosa e storica querelle tra il movimento delle donne ed il servizio pubblico televisivo: l’immagine femminile divulgata dagli schermi RAI. Pezzi di carne, solitamente muta, non stop.
A stilare gli emendamenti, che women pubblica qui di seguito in anteprima, è stata Gabriella Cims, coordinatrice dell’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi insediato dal vice ministro delle Comunicazioni Romani sulla Direttiva Europea per le Tv 2007/65/CE. Traducono in azione positiva le riflessioni contenute in un suo Appello di novembre ai vertici RAI, in vista del prossimo rinnovo del contratto, “Appello a Romani, Calabrò e Garimberti: il servizio pubblico ha un’occasione da non mancare”, con specifico riferimento alle direttive comunitarie sul trattamento dell’immagine femminile nei media europei.
“C’è un concetto che si chiama dignità”, riflette Gabriella Cims, “Dignità umana, culturale e professionale. Credo che questo concetto, riferito alle donne, sia stato ultimamente troppo tradito dai mezzi di comunicazione, in un processo a valanga che sta travolgendo tutto e tutti, consci ed inconsci…”.
Pubblicato sul sito di Rai News24, l’Appello è stato immediatamente raccolto da un cartello di personalità femminili, prime firmatarie Mirella Ferlazzo presidente della CPO del ministero per lo Sviluppo economico, Elisa Manna del Censis, Teresa Chironi presidente della CPO Enea, che hanno sottoscritto una Lettera a sostegno, indirizzata al presidente della Repubblica Napolitano, ai ministri Scaloja e Carfagna, al viceministro Romani, al presidente RAI Garimberti, al presidente della Commissione di Vigilanza RAI Zavoli, al presidente dell’AGCOM Calabrò.
Una lettera che parla alle ragioni alle donne, indica un percorso condiviso e chiede l’adesione di tutte (per aderire, vedi sotto), specchio e riflesso di anni di dibattito femminile, reso incandescente dai recenti fatti di attualità, e di chilometri di proteste del Movimento sul modo di trattare il “corpo femminile” nella nostra tv.
Conviene ricordare che volgeva il 1991, siamo alla boa dei venti anni, quando Tina Anselmi, presidente della Commissione Nazionale Parità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, inaugurò a Palazzo Chigi il Tavolo delle Giornaliste con il duplice obiettivo della parità uomo-donna nei sistemi informativi, tanto sul piano dell’accesso e delle carriere quanto su quello della rappresentazione plurale dell’immagine delle donne nella programmazione.
Women in the city seguirà su queste pagine l’iter della proposta.
Non ci illudiamo: la questione è spinosa, i conformismi da sradicare innumerevoli, e così le indifferenze e i silenzi. Ma è pur vero che, prima o poi e meglio se prima, i decisori politici e certi intellettuali ciechi dovranno rendersi conto che conviene a tutti, e innanzitutto al Paese, alle sue giovani generazioni, al suo corpo sociale, una diversa presenza e ruolo delle donne nei sistemi televisivi. Ce lo impone peraltro l’Unione europea, per non dire della “modernità” degli altri, oltralpe.

Puoi firmare inviando una mail a raffaele barberio e a gabriella cims
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Il testo integrale degli emendamenti proposti
di Gabriella Cims
proposta di emendamenti al Contratto Nazionale di Servizio della Radiotelevisione Italiana



Appello a Romani, Calabrò e Garimberti: ''Il servizio pubblico ha un’occasione da non mancare''

di Gabriella Cims
responsabile dell’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi insediato dal Vice Ministro delle Comunicazioni sulla direttiva europea per le Tv


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