10/01/10

Life . Rwanda
DIRITTO DELLE RAGAZZE
ALL'EREDITÀ: GUERRA IN FAMIGLIA

di Badowin Twizeyimana

La divisione dell’eredità e la cogestione del patrimonio familiare da parte delle donne, autorizzate dalla nuova legge rwandese, infiamma le coppie e scatena nelle famiglie guerre apocalittiche.
La stampa locale racconta di litigi, drammi familiari, processi intentati da mogli e figlie che chiedono il rispetto dei loro diritti e mariti imbufaliti che spaccano tutto, picchiano, arrivando in un paio di casi anche all’assassinio.
La questione dell’eredità femminile, tema spinoso del diritto musulmano rispetto all’uguaglianza tra i sessi sostenuta dai versetti coranici e dal profeta Muhammad, è da tempo al centro delle rivendicazioni delle donne musulmane. Che chiedono un’interpretazione dei testi sacri svincolata dalla tradizione misogina, e più aderente ai detti ed alle intenzioni del Profeta.
Venditori di Bigogwe a Nyabihu

La divisione dell’eredità e la cogestione del patrimonio familiare da parte delle donne, autorizzate dalla nuova legge rwandese, infiamma le coppie e scatena nelle famiglie guerre apocalittiche. La stampa locale racconta di litigi, drammi familiari, processi intentati da mogli e figlie che chiedono il rispetto dei loro diritti e mariti imbufaliti che spaccano tutto, picchiano, arrivando in un paio di casi anche all’assassinio.
Esemplare, il caso di una famiglia di Kayonza, est Rawnda, divisa e in guerra, con il padre e i figli maschi di 16 e 18 anni contro la madre e la figlia di 21 anni. La ragazza, primogenita, sostenuta dalla madre, ha chiesto la sua parte di terra familiare per coltivarla e viverci, ma padre e fratelli si sono rifiutati. Dichiarando che, per quanto gli interessa, la ragazza “vada a sbrogliarsela altrove, oppure si trovi un marito.”. Tutto questo nonostante la nuova legge rwandese sull’eredità assicuri alle donne la loro parte.
Le nuove norme sulle successioni per i diritti della donna e della ragazza in Rwanda, ribaditi nella legge 1999 sui regimi matrimoniali, stabiliscono l’uguaglianza tra i sessi in materia di eredità. In virtù di questa legge, le Rwandesi hanno cominciato a reclamare l’eredità dei genitori, la successione al marito e la gestione comune del patrimonio familiare, rivendicazioni accolte come un grido di guerra in seno alle famiglie, seguito da aspri litigi per la gestione o la divisione dei beni familiari.
La terra resta in effetti la prima fonte di reddito per i Rwandesi. Seguendo la legge sull’eredità, tutti i figli ne hanno diritto. Ma la divisione di questi appezzamenti in tante parti quanti sono i componenti familiari, è vera dinamite. Gli uomini di famiglia fanno orecchie da mercante, e ignorano la legge.
“La testardaggine degli uomini, che continuano a voler gestire da soli tutti i beni della famiglia, finirà per accelerare la disintegrazione o la dislocazione delle famiglie”, nota tristemente un responsabile di Gatsibo est.

Spezzando l’antica cultura della sottomissione femminile, molte donne rwandesi soprattutto nelle città hanno dunque cominciato a chiedere la gestione del patrimonio familiare, ma rischiano di pagare con la vita le loro rivendicazioni. Nella provincia dell’Ovest per esempio, nel 2009, almeno sei donne sono state assassinate dai loro mariti per la gestione dei beni, testimonia un ufficiale di Polizia giudiziaria della regione. Per adesso, la polizia dell’Ovest detiene una cinquantina di dossier relativi ad omicidi e tentati omicidi legati all’eredità o alla successione. “In tutti i processi per omicidio tra coniugi, la causa principale è il rifiuto di dividere i beni guadagnati dalla coppia”, aggiunge l’ufficiale.

Constata madame Umulisa, militante dei dritti delle donne, “il meccanismo è sempre uguale: appena le donne prendono coscienza dei loro diritti e cominciano a reclamare il dovuto, in casa scoppia la guerra. E’ palpabile: una donna che eredita, irrita tutti.”.
Secondo gli ultimi dati, relativi al 2008, 370 donne si sono rivolte all’associazione femminile Hagaruka per presentare alle autorità competenti denuncia di omicidio o tentato omicidio contro donne di famiglia, a causa dell’eredità. Altre 2000 hanno chiesto assistenza giuridica davanti ai tribunali per divorziare. L’associazione ha già registrato almeno 23.000 denunce di donne e ragazze che reclamano la successione familiare, e più di 28.500 di mogli e figlie che rivendicano il diritto ai beni materni. Più di 1400 donne hanno denunciato a Hagaruka l’abbandono del tetto coniugale da parte dei mariti in seguito a dispute sull’eredità. “Molte hanno comunque vinto i processi, e le sentenze alla fine sono state rispettate”, puntualizza con soddisfazione l’ufficio legale dell’associazione.

Per molti militanti dei diritti umani, nella fase di sensibilizzazione alla nuova legge si deve favorire il regime matrimoniale della separazione dei beni o quello della comunione ridotta. In questo caso, ogni coniuge conserva la piena proprietà di ciò che aveva prima del matrimonio, e di ciò che eredita, solo i beni e le rendite acquisite dopo il matrimonio appartengono ad entrambi gli sposi. “A poco a poco, i coniugi potranno capire la valenza di sposarsi in regime universale dei beni (il terzo regime matrimoniale riconosciuto dalla nuova legge) dove tutti i congiunti hanno diritto ad una parte legale del patrimonio familiare”, sottolinea un avvocato del foro di Kigali.
“Ma in questa fase occorrerebbe sostenere e diffondere la scelta delle coppie che optano per la comunione semplice dei beni, anche anni dopo il matrimonio”, aggiunge un magistrato. “Questo regime permette alla donna di avere accesso a tutti i beni della famiglia e preserva l’unione, mentre la comunione universale dei beni rischia di far esplodere tutto, visto che molti mariti non accettano una divisione equa del patrimonio familiare a tutti i componenti.”.
C’è addirittura chi sceglie questo regime prevedendo il divorzio (già al momento delle nozze) per poter mettere le mani sui beni dell’altro coniuge.



 
 
 


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