| |
| |
| 3/02/10 |
Repubblica
Dominicana. Politics
IL
FUTURO DI HAITI
di
Mirta Rodríguez Calderón, Red Semlac |
“Nella
scuola per la formazione degli infermieri c’erano
200 bambine, nessuna di loro è stata
trovata viva.Nella Facoltà di Linguistica
c’erano 200 studenti che seguivano la
lezione settimanale della preside, ne sono sopravvissuti
78.
All’Università di Quisqueya, che
si estende su una collina che sovrasta Port
au Prince, non so quanti erano, sono tutti morti;
all’Università Protestante di Lumiere,
dall’altro lato, pochi studenti sono stati
estratti vivi dalle macerie.
Questo significa che la classe intellettuale
di Haiti è stata decimata. I leader sono
morti e i successori anche loro, tutti sotto
le macerie. I bambini delle elementari sopravvissuti
sono nel panico, hanno paura di vivere ad Haiti.Alcuni
di loro che conosco stanno per essere portati
via, all’estero.
Il futuro di Haiti se ne sta andando, il presente
è compromesso. Non mi piace questa nota
triste, ma è la verità”….
Liz Marie Dejan

|
Con
il lutto sulle spalle e l’anima oppressa, la
gente di Haiti comincia lentamente ad alzarsi in piedi.
Dignità e coraggio, ancora una volta, sono
stati messi a dura prova. Teme, adesso, il Paese,
di tornare nuovamente ad essere terreno dell’avidità
e delle lotte politiche di Paesi più potenti.
Liz Marie Dejan e Nadiezda Jean sono le leaders di
due tra le più note associazioni di donne di
Haiti.
A Santo Domingo, venerdi 29 gennaio, hanno partecipato
ad un incontro, promosso dalle donne dominicane, sul
futuro del Paese.
"Prima del terremoto, avevamo un piano d'azione
per le donne, ma ora dobbiamo ripensare tutto da capo,
e non sappiamo da dove cominciare ”, ha detto
Liz Marie Dejan, all’inizio dei lavori. Il viso
e i capelli bianchi, intrecciati in piccoli ricci,
danno a questa donna anziana, nota per le lotte storiche,
un’aureola di saggezza e di forza.
“C‘è bisogno di proposte forti,
coraggiose”, aggiunge Sergia Galvan, direttrice
esecutiva del Colectiva Mujer y Salud, una delle due
organizzazioni dominicane che, insieme al CIPAF, Centro
d'indagine per l'azione femminile, ha promosso l’incontro
e fondato il Campo Internazionale Femminista per le
donne haitiane. "Anche se sono passati molti
giorni dal terremoto, la situazione nel Paese è
ancora tragica: la gente vive per strada, è
ferita, non sa come affrontare la vita quotidiana.
Per esempio, nei pressi dell'ambasciata degli Stati
Uniti c’è un accampamento, fatto con
le lenzuola, gli aerei passano ogni momento, ma nonostante
ciò gli aiuti non arrivano. Il dramma quotidiano
della gente ferita e di quelli che vengono dimessi
è che non sanno più dove andare. È
impressionante…”, racconta Sergia.
In queste settimane, Sergia è andata e venuta
da Santo Domingo ad Haiti più di un volta.
Racconta che quello che succede a chi sta per strada
è comunque poco rispetto a ciò che sta
accadendo a tutto il Paese, la nazione di Toussaint
Louverture, la prima a fare una rivoluzione per l’indipendenza
e l’abolizione della schiavitù, nel 1791.
Haití esiste
Giorno per giorno, Haiti, Paese sempre sfruttato e
occupato, deve difendere addirittura la propria esistenza
futura. Sabine Manigat, professoressa universitaria,
si indigna: “Haiti esiste”. Mentre descrive
le vicissitudini della popolazione, Manigat racconta
che, nei primi giorni dopo il sisma, “i soccorsi”
erano tutti concentrati nella conta dei cadaveri e
nell’estrazione dei corpi privi di vita delle
persone che lavoravano presso le agenzie delle Nazioni
Unite, “poco, molto poco è stato fatto
per il resto della popolazione terrorizzata e vagante.”.
“Con gli aiuti bloccati nelle basi, nei porti,
e negli aeroporti”, la pazienza della gente,
affamata e assetata, potrebbe esaurirsi, “e
lasciare spazio a forme di violenza, come gli episodi
sporadici di cui hanno parlato alcuni mezzi di comunicazione,
che tutti vorrebbero evitare.”, aggiunge la
professoressa Manigat che guarda con sospetto anche
ai pacchi di cibo lanciati dagli elicotteri, “
potrebbero trasformarsi in elementi di conflitto:
la pazienza degli haitiani non è eterna, nessun
agglomerato urbano è esente dalla delinquenza,
e dagli avvoltoi che approfittano delle situazioni
di crisi. O si comprende immediatamente questo, o
si cadrà nel girone infernale dell’esasperazione
e della provocazione, con i rischi che tutti conosciamo”.
Sabine Manigat insegna all’Università
Quisque, a Port-au-Prince; la domanda principale che
si è posta nel corso dell’incontro a
Santo Domingo riguarda i soldati stranieri armati
che circolano per le strade: “sono in guerra
contro la morte e la fame come lo furono nel 2004?
Sino ad oggi, li si vede passeggiare per le strade,
dentro i carri armati ed i camion militari..., scattano
foto! Nelle notti dopo il terremoto, la strada principale
verso il Sud era piena di macerie e di invocazioni
di aiuto, ebbene, ho visto un gruppo di soldati che
se ne andavano per i ftti propri, ignorando la gente
che rimuoveva le macerie con le mani… Che siano
venuti ad aiutare, nessuno lo dubita: quindi si mettano
al lavoro! ".
Questa settimana, ha fatto scandalo la circolazione
sui giornali di una foto che riprendeva alcuni medici
portoricani, armati, che bevevano ridendo con i soldati
in tenuta di guerra. Il ministro della Sanità
di Portorico ha dovuto scusarsi, ammettendo di essersi
vergognato della scena.
Ma il problema è più grave, secondo
Liz Marie Dejan, riguarda la missione Onu ad Haiti:“la
MINUSTAH ha poche persone nell’organico a causa
della morte di oltre 600 membri, tra cui i capi. Eppure,
siamo costretti a subire una lotta tra Francia e Stati
Uniti, per l’egemonia nell’isola. Lotta
che ha preso di mira il controllo dell'aeroporto,
che oggi conta 150 voli al giorno, e che ha di fatto
impedito l’atterraggio dell’ospedale francese
e di un altro comitato. Per ottenere l’autorizzazione
a sbarcare c’è voluto un lungo scambio
diplomatico.”.
I due contingenti americani arrivati a Haiti sono
composti da 20.000 soldati della forza di attacco,
per questo bisogna avere una visione molto chiara
della strategia da attuare in questa situazione, nei
fatti un'occupazione, aggiunge Dejan. “La MINUSTAH
qui è sempre stata considerata una forza di
occupazione. L'agenda per Haiti è certamente
importante, ma nella situazione attuale diventa difficile
pensare a come includerla nei diversi programmi ed
eventi". .
Nell’incontro di Santo Domingo, le organizzazioni
femministe dell'America Latina presenti si sono date
alcuni compiti prioritari: aiutare le associazioni
haitiane femminili a rimettersi in piedi, anche emotivamente,
e ad organizzasi.
Parlando con Liz Marie e con la giovane dirigente
Nadiezda Jean, Sergia Galvan ha ripetuto che “è
fondamentale che le amiche haitiane ci espongano le
loro necessità ed il loro modo di vedere il
processo di ricostruzione, e ci dicano come le donne
vogliono attivamente partecipare, e diventarne le
protagoniste. Prima di intervenire a questa riunione,
le compagne haitiane ci hanno pensato molto, questo
è un momento in cui tutti hanno perso familiari,
amici, la casa… Dobbiamo solo ringraziarle,
per il fatto di essere qui…”.
1/2
I successiva I
|
|

LIFE
Life.
Lahore
Shazia:
250 dollari per il silenzio
Australia. Life
Non
fate di Dio il solo machista del pianeta
di Masum Momaya
Mosca. Memoria
L'anniversario
di Anastasia Baburova
di Daniela Zini
Human Rights. Congo
I
bambini 'speciali'
di Julienne Elameji
Palestina
The
second marriage
of Hamas Prime Minister
di Kawther Salam
Rwanda
Diritto
delle ragazze all'eredità: guerra in famiglia
di Badowin Twizeyimana
Strade
Se
il mercante e il poeta
guidano la viaggiatrice
di Daniela Zini
|
|