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| 27/01/10 |
Lavoro.
Roma
NOVE
MILIARDI PER CHI?
IL SESSO DELLA FINANZIARIA
da
sbilanciamoci.it |
Niente
rivela le priorità di un governo come le sue
decisioni in termini di priorità di spesa e
di tassazione; per questo motivo l’approvazione
della legge finanziaria è uno dei momenti cruciali
del confronto politico. Anche quest’anno, con
l’imposizione della fiducia, il dibattito nelle
sedi istituzionali è stato limitato, ma non
sono mancati gli echi delle voci forti e chiare dei
vari portatori di interesse. Nessuna voce, come di
consueto, si è invece fatta sentire per richiamare
il governo agli impegni verso la uguaglianza di genere.
In Italia nessuno è così ingenuo da
pensare che le decisioni della Finanziaria siano neutre
rispetto alle disuguaglianze sociali, ai settori produttivi,
alla divisione Nord-Sud, ma c’è un silenzio
assoluto sull’impatto delle politiche di bilancio
sulla disuguaglianza tra uomini e donne per la quale
il nostro paese vanta poco invidiabili primati (1).
Non è così in altri paesi europei
dove le leggi di bilancio sono valutate anche in una
prospettiva di genere. Nel Regno Unito è attivo
dal 2000 il Women’s
Budget Group, un comitato di esperte/i indipendenti
e autofinanziati che in via ufficiale sottopone ogni
anno al governo laburista un commento alla finanziaria.
Per esempio, l’anno scorso ha condannato l’abolizione
dell’aliquota per la fascia di reddito più
bassa - dove le donne sono sovrarappresentate –
sostituita da un credito di imposta al capofamiglia,
generalmente uomo, giudicando questa misura dannosa
per l’indipendenza economica femminile e per
la lotta alla povertà infantile. Nei paesi
nordici come Finlandia e Norvegia la valutazione in
un’ottica di genere della legge di bilancio
fa parte del percorso istituzionale della sua approvazione.
In Svezia nel 2004 è stato lanciato un piano
di sei anni per introdurre a tutti i livelli governativi
la consapevolezza della non neutralità delle
loro decisioni. Più di 120 provvedimenti sono
stati valutati in un’ottica di genere e per
questo scopo il ministro delle finanze è affiancato
da 4 responsabili del coordinamento delle varie aree
governative. Inoltre dal 2003 la presentazione del
bilancio dello Stato al parlamento è accompagnata
da una speciale appendice che analizza a fondo un
aspetto della disuguaglianza tra uomini e donne. Per
esempio, è stato calcolato il diverso costo
della genitorialità per padri e madri in termini
di mancato reddito da lavoro e, costruendo sui risultati
di questo primo rapporto, negli anni successivi sono
state analizzate la maggiore debolezza femminile sul
mercato del lavoro e le differenze di reddito tra
uomini e donne anziani. (2)
In Italia l’ultimo governo Prodi aveva
istituito una commissione di esperti per la valutazione
della Finanziaria, ma si è riunita una sola
volta ed è stata sciolta dall’attuale
governo che si è dichiarato non interessato.
Certo che quest’anno la commissione non avrebbe
avuto un compito facile. L’impatto di una Finanziaria
che muove 9,2 miliardi di euro, tra risorse che arrivano
dallo scudo fiscale (3,9 miliardi) e da rimodulazioni
di bilancio (a partire dai 3,1 miliardi del fondo
del Tfr), e che contiene misure che vanno dal pacchetto
welfare alla stretta sugli enti locali, dai rimborsi
Ici ai Comuni al Patto sulla salute, dalla Banca del
Sud al credito d'imposta per la ricerca, ecc., non
è facile da valutare, tanto meno il suo impatto
dal punto di vista di genere.
Tuttavia, mettendosi gli occhiali giusti, appare sempre
chiaro quale tipo di famiglia il governo, coscientemente
o meno, stia promuovendo. Stiamo andando verso una
famiglia dove il lavoro retribuito e quello di cura
sono più equamente distribuiti tra uomini e
donne, o si preferisce rafforzare il modello tradizionale,
con gli uomini sempre più impegnati fuori casa
a lavorare per il mercato e le donne vincolate al
lavoro domestico?
Andiamo per esempio a guardare le spese per le infrastrutture
che sono cruciali per la mobilità dei cittadini.
E di conseguenza – aggiungiamo noi – anche
per l’organizzazione della famiglia. Un’indagine
del 2006 che ha confrontato l’uso del tempo
in 9 dei principali paesi europei ha rilevato che
gli uomini italiani sono quelli che svolgono meno
lavoro domestico e impiegano più tempo negli
spostamenti.2 Sono impegnati negli spostamenti 22
minuti al giorno più delle donne (media nazionale
del 2002, valida anche per i piccoli centri, e che
sarebbe interessante conoscere per le sole aree intorno
alle grandi città). D’altro canto le
giovani donne occupate che vivono in coppia (25-44
anni) sono riuscite dal 1988 al 2002 a diminuire di
mezz’ora al giorno il tempo dedicato al lavoro
domestico, scaricandolo in parte sui partner e in
parte all’esterno, ma non hanno guadagnato tempo
libero perché il risparmio è stato assorbito
dagli spostamenti. Sappiamo del resto che la necessità
di non sprecare tempo per andare al lavoro, quando
già il lavoro di cura assorbe molte risorse,
limita le scelte lavorative delle donne ed è
un ostacolo alla loro partecipazione al mercato del
lavoro. Il problema probabilmente si va aggravando,
con l’espulsione dalle città delle giovani
coppie a cause dei prezzi elevati delle case e degli
affitti. Un eccellente rapporto di Legambiente appena
uscito, Pendolaria,3 stima l’aumento dei pendolari
delle ferrovie extraurbane dal 2007 al 2009 in 200.000
unità che arrivano a 2.630.00 al giorno (peccato
che i dati del rapporto non siano MAI disaggregati
per sesso). Tuttavia la Finanziaria 2010 conferma
l’Italia come l’unico paese in Europa
che finanzia strade e autostrade con risorse pubbliche
che sono doppie rispetto a quelle previste per le
ferrovie nazionali e regionali. In questi tempi di
vacche magre si sono trovati 400 milioni di euro di
sussidi agli autotrasportatori e 470 milioni per il
Ponte sullo Stretto che si sommano a 1,2 miliardi
di euro già stanziati dal Cipe. Inoltre per
le opere ferroviarie il 70 per cento delle risorse
necessarie per coprire il costo dell’opera restano
ancora da reperire; questo è vero solo in misura
inferiore al 40 per cento per le opere stradali.
Questo degli investimenti in infrastrutture è
solo un esempio relativamente piccolo, anche se significativo.
Ci sono altri esempi più eclatanti di come
la Finanziaria abbia un impatto sulla disuguaglianza
di genere, come la stretta sugli enti locali - provincie
e comuni - che nel prossimo triennio otterranno 229
milioni in meno. I Comuni sono i principali responsabili
della fornitura di servizi sostitutivi del lavoro
di cura. A titolo esemplificativo, il bilancio di
previsione del comune di Modena per il 2009 prevedeva
oltre 90 milioni in investimenti e circa 200 milioni
di euro di spesa corrente, di cui 107, pari a più
del 50%, destinati a servizi per famiglie, persone
in difficoltà e sistema economico locale. Se
il fabbisogno di questi servizi non è soddisfatto
dagli enti pubblici, sarà la famiglia, cioè
ancora quasi unicamente le donne, a doversene fare
carico, dato che il ricorso al mercato non potrà
essere molto ampio per l’impoverimento costante
delle famiglie italiane nel tempo.
Potremmo proseguire negli esempi con la proroga della
cassa integrazione in deroga, ricordando che la quota
di donne in cassa integrazione ordinaria tra gennaio
e luglio 2009 era del 21 percento contro il 79 per
gli uomini; e quella in Cigs e in deroga era del 34
percento contro il 66 per gli uomini.4 Scegliere di
favorire la Cassa integrazione come ammortizzatore
sociale, quando per esempio le donne sono il 56 per
cento dei lavoratori a progetto e sono sovra rappresentate
tra quelli a tempo determinato, conferma il modello
di famiglia sottostante questa Finanziaria: gli uomini
sempre più impegnati lontano da casa a guadagnarsi
il pane e le donne limitate nella loro autonomia e
libertà. Niente male per una Finanziaria apparentemente
“neutra”.
Note
1) Secondo l’indice di uguaglianza di genere
costruito da un gruppo di esperti per i paesi dell’Unione
Europea, siamo nel gruppo degli ultimi della classe
in compagnia di Grecia, Malta, Cipro e Spagna. Si
veda Plantenga J. et al. 2009, Towards a European
Union Gender Equality Index, Journal of European Social
Policy , Vol. 19: 19-33.
2) Sabbadini L.L. e Romano M.C., Principali trasformazioni
dell’uso del tempo in Italia, presentazione,
Torino 2006
3) Legambiente
, Pendolaria 2009,
4) Stime su dai INPS riportate in Carfagna e Sacconi,
Italia 2020: Programma di azioni per l’inclusione
delle donne nel mercato del lavoro, 1 dicembre 2009.
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