| di Nadia Fahmi-Eid, storica |
| Domenica 10 Febbraio 2013 |

In Tunisia come in Egitto, chi ha lottato perchè avvenissero le "primavere arabe" si sente oggi veramente tradito. All'indomani dei processi elettorali che dovevano concretizzare quel progetto rivoluzionario, tutti si rendono conto che il rischio di vedersi confiscare la loro rivoluzione è più che reale. Il punto è i partiti e i gruppi religiosi che dominano la scena politica martellano cittadini e cittadine per convincerli che sarebbe loro interesse votare Costituzioni mirate a sancire il carattere confessionale dello Stato. Lo fanno proclamando nello stesso momento l'adesione solenne ai principi fondamentali della democrazia. Basterà (dicono) esercitare il potere nel quadro di uno stato religioso “moderato”. Ma stiamo parlando di un simulacro di democrazia che, vuota della sua sostanza, produrrebbe la negazione stessa dell'idea di democrazia, visto che uno Stato religioso di tipo moderno – sia esso musulmano, ebraico, cristiano o altro -, significa eguaglianza di diritti “moderata” tra tutti i cittadini e le cittadine, e in particolare diritto ad una libertà d'espressione “moderata”... Uno scenario che nel quadro dei diritti delle donne assume...
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