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in redazione
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Sabato 27 Aprile 2013 18:51 |
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(Dhaka/Bangladesh) E' di 1127 morti, il bilancio delle vittime del crollo del Rana Plaza, l'edificio di otto piani (più un nono in costruzione) dove avevano sede cinque fabbriche tessili corrispondenti di società occidentali che hanno deocalizzato in Bangladesh la produzione d'abbigliamento. E' la più grave tragedia del mondo industriale, e del paese che negli ultimi anni ha contato oltre mille vittime in incendi e crolli di fabbriche fatiscenti, quasi tutte operaie giovani e giovanissime che lavoravano in condizione di vera schiavitù, con salari da fame, poco più di trenta euri al mese... Proteste di piazza di lavoratori e lavoratrici, e tre petizioni internazionali chiedono alle società ccidentali di assumersi le proprie responsabilità, e di firmare un protocollo che garantisce il rispetto dei diritti del lavoro nei cosidetti "paesi a basso costo"... [/continua]
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Ultimo aggiornamento Venerdì 17 Maggio 2013 08:32 |
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di Josefina Martinesz
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Giovedì 21 Febbraio 2013 14:17 |
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Sabato 26 gennaio, l'ennesimo incendio mortale in una fabbrica tessile di Dakha ha causato la morte di 7operaie, quattro avevano 17 anni, e decine di ferite. Solo qualche settimana prima, un altro incendio in una fabbrica tessile aveva causato 120 vittime, quasi tutte donne. L'85 per cento della manodopera dell'industria tessile del paese, subappaltatrice di grandi marchi occidentali d'abbigliamento che vi hanno delocalizzato la produzione, è femminile. In maggioranza, ragazze giovani, adolescenti povere, che lavorano con salari da fame, per 11-12 ore al giorno, senza garanzie minime di sicurezza, guardate a vista e perseguite se osano sindacalizzarsi. In questa inchiesta, Josefina Martinez ricostruisce le responsabilità occidentali e la mappa in Balgladesh del subappalto globalizzato dell'abbigliamento, in questo caso dei marchi spagnoli con in testa Zara, presente anche in Italia...
ARTICOLO CORRELATO: India. Le bambine operaie e la guerra dei brand
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Marzo 2013 16:57 |
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di Ben Sales, JTA
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Venerdì 04 Gennaio 2013 14:35 |
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Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Gennaio 2013 16:07 |
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in redazione
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Mercoledì 26 Dicembre 2012 16:59 |
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Dicembre 2012 17:26 |
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di Cristiana Pumpo
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Martedì 12 Marzo 2013 16:57 |
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Fotogrammi di un viaggio in Sri Lanka, terra racchiusa in uno spazio a forma di lacrima, immersa nella foresta equatoriale, dove per percorrere 60 chilometri ci vogliono quattro ore, e il senso del tempo non coincide con quello reale. Dove le donne camminano con gli ombrelli aperti per impedire al sole di scurire ancor più la loro pelle, le ragazze fanno il bagno vestite, preferendo il getto di una cascata alle onde dell’oceano, e una donna, Sirimavo Bandaranaike ha ricoperto per la prima volta al mondo la carica di primo ministro (1960). Reportage di Cristiana Pumpo sulle strade dello Sri Lanka lontanto dalle rotte turistiche, passando per la zona montuosa della Hill Country, tra le braccianti impegnate nel durissimo lavoro della raccolta e lavorazione del tè. È dal 1870 che dietro una tazza di tè di Ceylon, la denominazione dell’isola data dagli inglesi, reputato il più pregiato al mondo, c’è il lavoro delle Tamil, sulle montagne a schiena curva da quando i baroni del tè, che diedero l’avvio alla produzione, non trovando manodopera singalese disponibile, si rivolsero all’India da dove importarono...
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Ultimo aggiornamento Domenica 31 Marzo 2013 22:46 |
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di Monica G. Prieto
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Lunedì 07 Gennaio 2013 02:03 |
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Il dramma dei rifugiati siriani in Libano in questo reportage da Masnaa, alla frontiera tra i due paesi. Non ne parla quasi nessuno, ma sono 150mila. Vanno ad aggiungersi agli oltre 150mila lavoratori stagionali che non possono rientrare in Siria per la guerra. Il governo libanese nega a tutti lo status di rifugiato, ma starebbe studiando un piano con fondi della comunità internazionale per accogliere l'ondata di profughi che, secondo l'ONU, conterà almeno 300mila persone entro l'estate. Intanto, chi poteva affittare una stanza, anche a peso d'oro, lo ha fatto; agli altri non rimane che sperare in ripari di fortuna, tende arrangiate con sacchi di plastica e pezzi di legno, su lotti di terreno di campagna comunque da pagare. E' la storia della famiglia di Fayad, 49 anni, lavoratore stagionale con moglie e 11 figli a carico, di Azhar, 23 anni, che ha dato alla luce suo figlio mentre....
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Ultimo aggiornamento Sabato 26 Gennaio 2013 21:28 |
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di Igal Sarena
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Giovedì 03 Gennaio 2013 23:40 |
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Lui è nato nel '72. Lei nel '73. Lui è cresciuto come bambino religioso in una grande villa di Haifa. Lei nei quartieri poveri di Jaffa. Appartengono alla stessa generazione, sono figli della prima Intifada, e sono in corsa, entrambi, alle legislative di gennaio 2013 per il rinnovo della Knesset, il parlamento israeliano. Sarebbe difficile immaginare due visioni politiche più distanti e contrapposte. Lui propone l'annessione (con visione d'impresa) di una parte della Cisgiordania, lei crede nell'unità degli oppressi e delle Primavere del Medio Oriente, e propone l'unificazione di tutti i movimenti di protesta, compreso quello israeliano, contro i governi corrotti. Lui è Naftali Bennett, ebreo-israeliano, leader e candidato del partito “La Casa Ebraica”, astro nascente della nuova destra israeliana, definito dal New York Times il “fattore più dinamico e influente della campagna elettorale". Lei è Asma Agbarieh-Zahalka, araba-israeliana, leader e candidata del Daam, partito dei lavoratori. Eccoli, nel ritratto parallelo che ce ne fa Igal Sarena, frma di Yedioth Aharonot....
ARTICOLO CORRELATO. Questioni di parità. La preghiera delle Donne del Muro
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Ultimo aggiornamento Domenica 27 Gennaio 2013 12:55 |
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par Stephane Mot, Soeul Village
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Mercoledì 26 Dicembre 2012 14:01 |
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Una donna, Park Geun-hye, figlia del dittatore Park Chung-hee assassinato nel 1979, vince le elezioni presidenziali in Corea del Sud e diventa la nuova presidente della Repubblica. I media occidentali salutano la sua elezione mettendo in primo piano l'aspetto di genere: Park ha rotto il tetto di cristallo, è la prima volta nella storia del paese che una donna conquista la presidenza. Le femministe sudcoreane reagiscono: non siamo di fronte ad una “rivoluzione” nella nostra società e nella mappatura del potere in mano agli uomini... Per saperne di più, ecco il reportage di Stephane Mot, anima del blog Seoul Village. Racconta la corsa elettorale di Seul, protagoniste e protagonisti, conservatori e progressisti, con un totem al centro: la televisione. Anzi i canali televisivi, i faccia a faccia tra candidati, le trasmissioni elettorali, i talk show durante lo spoglio delle schede... Con qualche inaspettata eco sulle situazioni di casa nostra...
» A scuola da Barbie: la condizione delle donne sudcoreane. Qualche dato
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Ultimo aggiornamento Lunedì 21 Gennaio 2013 22:27 |
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