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National
Una giornata di rumoroso silenzio
di Ersilia Crisci   
Venerdì 09 Luglio 2010 11:36

 

 

In silenzio per dire no alla legge bavaglio. Women in the city aderisce all’appello dei giornalisti italiani, che hanno proclamato per il 9 luglio la giornata del silenzio dell'informazione per protestare contro il disegno di legge Alfano che, dichiara la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), promotrice dello sciopero con l’adesione dell’Ordine dei Giornalisti, “limita pesantemente la libertà di stampa e prevede pesanti sanzioni contro editori e giornalisti che danno conto di fatti di cronaca giudiziaria ed indagini investigative”, e dedica questo silenzio alle voci, tante, che non sono mai notizia.
La redazione di Women ha dedicato questo silenzio a quelle voci che non sono mai notizia. Le donne, innanzi tutto, nei movimenti sociali, nelle associazioni, nei luoghi del potere, negli scenari politici nazionali e internazionali. Normalmente confinate in una mortificante invisibilità…
Per tutta la giornata di oggi i quotidiani non usciranno, i notiziari televisivi e radiofonici resteranno muti, e i siti web verranno oscurati o listati a lutto. L’appello per “la giornata del silenzio della Rete”, lanciato da Articolo 21, Lettera 22, Reporter Senza Rete, ancora insieme dopo la manifestazione del 1 luglio a piazza Navona,  con l’adesione della FSNI, è infatti specificatamente rivolta alle web testate, ai blog, ai siti internet: “Il 9 luglio l'Italia deve fermarsi a pensare cosa significa imbavagliare le Tv, le radio, la carta stampata ma anche la Rete nelle sue forme più diverse, diffuse, sommerse”, dichiara Emanuele Giordana, portavoce di Lettera 22. “I nostri colleghi, amici, iscritti e simpatizzanti di Reporter Senza Rete” afferma a sua volta il portavoce dell’associazione Giorgio Santelli, “si asterranno dal lavoro nelle redazioni in cui svolgono la professione anche se con contratti anomali e sottopagati. La protesta deve essere globale. Il ddl Alfano colpisce chi ha garanzie. Figuriamoci cosa potrà essere mai per chi lavora essendone privo, specie nelle redazioni locali, ricevendo 2 euro e mezzo per ogni pezzo".
Ma perché rispondere con il silenzio a una legge che limita la libertà di informazione? “Decidiamo di stare in silenzio nei giorni dello sciopero per impedire che il silenzio possa essere definitivo”, spiega Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21. Probabilmente perché in un Paese in cui l’informazione è sempre più un monopolio di fatto, l’unico modo per raggiungere i cittadini ed esprimere il dissenso è l’assenza dai media. Un dissenso che parte dalla difesa di un diritto inalienabile, quello di informare ed essere informati. “La libertà d'informazione è forse una libertà superiore ad altre costituzionalmente protette, e come tale va difesa da ogni tentativo di compressione”, ha dichiarato il presidente dell'Autorità per le comunicazioni Corrado Calabrò.
“La giornata di protesta servirà a dimostrare in modo ancor più evidente, il dissenso e l’allarme che il mondo dell’editoria e dell’emittenza esprime sul ddl Alfano sulle intercettazioni”, afferma Mediacop, l'associazione nazionale delle cooperative giornalistiche, editoriali e della comunicazione. “Il provvedimento, infatti, rende più difficile e complessa la lotta della Magistratura contro il crimine, limita drasticamente il diritto all’informazione ed assesta un duro colpo alla cultura”.
Contro il ddl Alfano la protesta è iniziata a giugno del 2008, con manifestazioni e volantinaggi in tutta Italia, e ancora con convegni, dibattiti, libri, cortei e biciclettate, con il sostegno di Fnsi e Ordine dei giornalisti. Già lo scorso anno, in questo stesso periodo, era stato previsto uno sciopero contro il ddl Alfano, che fu però rinviato grazie all’intervento del presidente Napolitano.
Tra l’altro, proprio ieri, il primo cittadino d’Italia si è espresso sullo “scudo giudiziario” per il capo dello Stato, il presidente del Consiglio e i ministri, ribadendo in una nota la propria estraneità alla proposta di legge costituzionale presentata dal Popolo della Libertà. “Il presidente della Repubblica” si legge, “non ha nessun motivo, né personale né istituzionale, per sollecitare innovazioni alla normativa vigente, quale è sancita dalla Costituzione, sulle prerogative del Capo dello Stato”.
Nonostante le proteste e le perplessità provenienti da tutti i fronti, Comunità Europea inclusa, governo e maggioranza hanno mantenuto in tutto e per tutto i capisaldi del ddl, inasprendo le pene pecuniarie e detentive per i giornalisti. E, a proposito di Europa, “il Trattato di Lisbona pone il pluralismo dell'informazione alla base dei principi fondanti dell'Unione europea”, ci ricorda Calabrò, “si tratta di un parametro di legittimità della legge che deve essere valutato con attenzione in qualunque intervento normativo nazionale in materia di informazione, compresi quelli riguardanti le intercettazioni”.
“Per far comprendere a maggioranza e  governo che il ddl Alfano non può passare è ora necessario lo sciopero”, dichiara infatti l’Unione Nazionale Cronisti Italiani, “una giornata di «silenzio rumoroso», come è stata definita, per far capire ai cittadini cosa vorrebbe dire il silenzio di Stato imposto per legge”.
Ad esempio, cosa ne sarebbe stato del caso Cucchi se fosse stato illegale pubblicare le foto del povero corpo martoriato del giovane, massacrato senza un perché? E di quanti sono sopravvissuti ad attentati sventati grazie alle intercettazioni? Quanti politici avrebbero continuato ad agire indisturbati se i cittadini non fossero stati informati delle loro attività illecite?
Sono, queste, problematiche fondamentali in un Paese democratico, che vedono oggi giornalisti e magistrati impegnati nel fronte comune della tutela del diritto di informare e di indagare, dicendo “no” alla legge bavaglio.
Per oggi, restando in silenzio.

 

Appuntamenti

Le radici della nostra Repubblica. TRIANGOLI DI MEMORIA. Un progetto di ricerca multimediale sulla Storia delle donne nella Resistenza: le Deportate Politiche e Razziali, convegno a Roma, Camera dei Deputati, 30 maggio 2013

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio


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