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SPAGNA
Combattimento di galli in ottica di genere
di Virginia Montanés Sanchéz   
Sabato 17 Dicembre 2011 16:30

 

 

 

 

Combattimento tra galli
La storia dell’inclusione della cannabis nella lista delle sostanze stupefacenti della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961 è la storia di un combattimento di galli vinto da quelli che hanno cantato di più.
La Lega delle Nazioni, prima, e le Nazioni Unite, poi, si sono convertite in recinto per contendenti in giacca e cravatta. Nel suo libro The Gentlemen’s Club, Kettil Bruun e altre colleghe descrivono questo processo in una maniera molto diplomatica.
Il primo intento di regolamentazione internazionale della cannabis partì dall’Italia con la Conferenza Internazionale sull’Oppio del 1911. In quegli anni, il paese era diventato centro di stoccaggio della Cannabis prodotta nelle regioni dell’Africa, sotto il suo dominio coloniale, da dove il prodotto veniva trasportato di contrabbando verso altri paesi. Ma la proposta italiana diede vita solo ad una risoluzione nella quale si chiedevano studi statistici e scientifici sulle conseguenze dell’uso della cannabis.
Nel 1924, il Comitato Consultivo sull’Oppio della Lega delle Nazioni stava ancora chiedendo ai governi dati sulla produzione, l’uso e il traffico di cannabis quando, prima che le informazioni fossero ricevute, il capo della delegazione egiziana, El Guindy, ottenne l’attenzione urgente dei suoi colleghi con argomentazioni del genere “la cannabis è la principale causa della follia in Egitto”, che saranno poi incluse anche nella Convenzione di Ginevra del 1925.
Vista l’opposizione della Gran Bretagna e India, si ottenne solo che fosse messa all'indice e che fosse chiesto un certificato a quei paesi  dove il suo utilizzo era consentito.
Il combattimento continuava. All’Egitto si aggiunsero Canada e Stati uniti.
Hassy J. Anslinger - delegato Usa nella Lega delle Nazioni e direttore dell’agenzia antidroghe statunitense per 32 anni – diviene il più fiero difensore del proibizionismo adducendo la tesi di un’importante relazione di causa ed effetto tra assunzione di cannabis e criminalità.
Comporaneamente, paesi come l’India ne sostengono l’utilizzo perché associato con tradizioni religiose e sociali, mentre in altri paesi, come la Polonia e la Svizzera, non esistono studi precisi.
Fu per questo che venne proposta la creazione di un Subcomitato incaricato di " studiare il problema", con rappresentanti di differenti governi e la partecipazione di esperti scienziati, come il dottor J. Bouquet. Ma nel frattempo, gli Stati uniti - che avevano approvato nel 1937  la Legge Fiscale sulla Marijuana (US Marihuana Tax) - pretendevano di porsi a capo di un movimento internazionale contro la cannabis. Così, il Subcomitato venne inondato di documenti che cercavano di provare un’associazione tra delitto, follia e cannabis, mentre si dava impulso alla teoria che il suo uso conducesse all’uso di eroina. 
In opposizione a tutto questo, Bouquet insisteva, con numerosi report, che l’associazione tra violenza e cannabis non era provata, per esempio non si notava in Africa, e documentava che l’aumento dell’uso dell’eroina a Tunisi era invece strettamene correlato alla proibizione della cannbis.

Il lavoro del Subcomitato si chiuse nel 1939 con la conclusione che erano necessari altri studi.
Il tema rimase in frigorifero sino a quando venne creata la Commissione degli Stupefacenti alla nascita delle Nazioni unite. Le divergenze furono evidenti già al primo incontro, nel 1946. Messico e India si opposero fortemente alla volontà di Anslinger di provare la relazione tra uso della marijuana e crimine. Nel materiale di contesto presentato dal segretariato nel 1946 venne ignorato il rapporto dei Comitati La Guardia (1944) dell’Accademia di Medicina di New York, il primo studio serio sugli effetti della cannbis inalata; le sue conclusioni contraddicevano la relazione di causa ed effetto con la follia, la delinquenza e il resto.
Il comitato nominato per preparare la Convenzione unica sugli Stupefacenti del 1961 venne comunque obbligato ad occuparsi di cannabis, inclusa all’ultimo momento, mentre il segretario del Comitato di Esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dottor P.O. Wolff, diventava il più ferreo difensore della sua proibizione con argomenti quali : “ la marijuana è stata chiaramente associata sin dai tempi più remoti alla follia, alla violenza ed alla brutalità”, ma senza portare alcuna prova a conferma.
Pur riconoscendo la difficoltà di prendere decisioni sulla cannbis, vista l’assenza di informazioni sul tema, la Commissione decise dunque di includerla nella Convenzione unica, accanto alla cocaina ed all’eroina.
Aveva vinto Anslinger, il gallo più prepotente. 

Oggi, il blocco cannabico si mantiene trincerato nella  Giunta Internazionale di Fiscalizzazione degli Stupefacenti (JIFE), un feudo di vecchie glorie proibizioniste presidiato dall’inossidabile Hamid Ghodse. La JUFE è formata per la maggioranza da uomini che decidono in maniera arbitraria, con scarsi argomenti scientifici,  e molti interessi politici che soddisfano le linee guida segnate dal “club dei gentiluomini.”.



 

Appuntamenti

Le radici della nostra Repubblica. TRIANGOLI DI MEMORIA. Un progetto di ricerca multimediale sulla Storia delle donne nella Resistenza: le Deportate Politiche e Razziali, convegno a Roma, Camera dei Deputati, 30 maggio 2013

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio


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