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Quando si parla di donne e povertà, nel vecchio Continente PDF  | Stampa |
di Christiane Marty   
Martedì 13 Dicembre 2011 18:23

 

 

 

Le donne sono toccate più duramente, in maniera diversa: il dato è fornito da organismi internazionali come il CSI, la Confederazione sindacale internazionale, il CES, la Confederazione europea dei sindacati, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, e il Parlamento europeo.
“La crisi aggrava la posizione tradizionalmente sfavorita delle donne”, osserva CSI in un rapporto del marzo 2011 (1) “Vivere nell’insicurezza economica: le donne ed il lavoro precario” che disegna un quadro cupo della condizione femminile nel contesto della crisi.
La CSI ricorda che la prima fase ha lasciato 27 milioni di persone senza lavoro, ed insiste sull’esistenza di una seconda ondata di ricaduta negativa sul lavoro e  che riguarda particolarmente le donne, tuttavia è poco presente nelle statistiche ufficiali e nelle politiche governative.
“L’impatto della crisi sull’occupazione femminile tende ad essere sottovalutato e non fa notizia. Tuttavia, in generale, le donne sono le prime toccate dall’insicurezza e dalla precarietà crescenti del lavoro.”.
Il rapporto attira l’attenzione anche sul fatto che gli indicatori standard e i dati utilizzati per misurare l’evoluzione dei mercati del lavoro non arrivano a considerare l’ampiezza della crescita dell’insicurezza economica che colpisce le donne, e che i dati specifici sulla condizione femminile sono troppo spesso lacunosi.        
La stessa Commissione europea, paradossalmente, sottolinea con espressione sottile: “ la crisi attuale fa temere che i progressi compiuti in materia di uguaglianza uomo-donna siano in pericolo e che gli effetti della recessione rischiano di toccare particolarmente le donne.”.

Conseguenze della crisi sul lavoro
Anche se le situazioni variano secondo il paese ed i settori di attività, l’impatto della crisi sul lavoro  presenta eguali tendenze a livello mondiale: aumento del tasso di disoccupazione, forte sviluppo del lavoro precario ed informale, aumento del numero di lavoratori e lavoratrici poveri, limitazione globale degli aumenti salariali, cioè abbassamento dei salari. Esaminiamo queste tendenze e le conseguenze generate.

Disoccupazione e sottoccupazione: 
A livello mondiale, secondo il Boureau International de Travail, il tasso di disoccupazione degli uomini è aumentato tra il 2007 ed il 2009 di 0,8 punti passando da 5,5 a 6,3 per cento, e quello delle donne è aumentato di un punto passando dal 6 al 7 per cento.
Nel 2010, i due livelli di disoccupazione si sono avvicinati con un tasso del 6,5 % per le donne e del 6% per gli uomini. La CSI nota che le statistiche della disoccupazione indicano globalmente che l’impatto della crisi sulla disoccupazione è stato in negativo quasi pari per uomini e donne, ma che “ il debole tasso di occupazione femminile, la concentrazione delle donne nei mestieri meno pagati, informali o vulnerabili e l’insufficienza di protezione sociale fanno sì che esse siano più esposte degli uomini alla crisi.”.
Nei paesi industrializzati, sono i settori in cui gli uomini sono maggioritari ad essere stati toccati  all’inizio dalla crisi: la fabbrica, l’industria delle automobili, i trasporti (ricordiamo che si tratta dei settori di occupazione a prevalenza maschile dove si sono concentrati i piani di rilancio economico). 
L’aumento del tasso di disoccupazione è stato dunque tra il 2007 ed il 2010 in media più alto per gli uomini, e la loro disoccupazione ha superato quella delle donne. In effetti, è passata da 5,5 a 9,3 %, cioè un aumento di 3,8 punti, quello delle donne da 6 a 8,2% ossia + 2,2% punti ( cifre OIL).

In questi paesi, le lavoratrici a tempo parziale hanno subito riduzioni nella durata del lavoro e della remunerazione.
Ma le statistiche sulla disoccupazione pubblicate non rendono pienamente conto di questa tendenza perché definiscono come richiedenti lavoro “le persone senza lavoro che cercano un lavoro” (A). Le persone sottoccupate ( categoria B e C: in attività ridotta, persone che vorrebbero lavorare di più), in maggioranza le donne, non compaiono dunque nelle cifre ufficiali della disoccupazione. D’altronde, si constata che in certi paesi  le donne si ritirano  dalla popolazione attiva come reazione all’assenza di lavoro. Cosa che contribuisce ugualmente ad una sotto-valutazione degli effetti della crisi sulla disoccupazione femminile.   
Nell’Unione europea a 27, i tassi di disoccupazione di donne e uomini si sono quasi equiparati nel 2009: lo scarto tra i due tassi che, nel 2000, era di 3 punti a sfavore delle donne, è descresciuto, si è annullato nel 2009 e tale è rimasto nel 2010: il livello di disoccupazione si colloca al 9,6 % tanto per donne quanto per gli uomini.
Queste medie mascherano situazioni diverse: la disoccupazione femminile è ancora superiore a quella maschile in paesi come la Grecia dove lo scarto tra i due tassi raggiunge i 6 punti, l’Italia ed il Portogallo (2 punti), la Francia, la Spagna o il Belgio (1 punto).
La prima  fase della crisi, che ha visto un forte abbassamento dell’occupazione maschile, è stata seguita da una seconda fase in cui sono i settori di occupazione a prevalenza femminile quelli più toccati: settore pubblico, settore dei servizi, salute, educazione…
In Francia, i tassi di disoccupazione maschile e femminile si sono riuniti nel 2009, ma dal 2010 il tasso della disoccupazione delle donne è ritornato superiore a quello maschile, sia secondo il BIT che l’Insee.

Evoluzione della disoccupazione o del numero dei richiedenti lavoro, i risultati non cambiano. Nel settembre 2011, il numero dei richiedenti lavoro in categoria A (senza lavoro) era in aumento su un anno di 0,9% per gli uomini contro  5,4% per le donne. Per le categorie A,B e C (cumulo senza impiego e attività ridotta) questo aumento su di un anno è del 6,4 % per le donne contro il 2,7 % degli uomini.



Ultimo aggiornamento Domenica 08 Gennaio 2012 16:54
 

Appuntamenti

Le radici della nostra Repubblica. TRIANGOLI DI MEMORIA. Un progetto di ricerca multimediale sulla Storia delle donne nella Resistenza: le Deportate Politiche e Razziali, convegno a Roma, Camera dei Deputati, 30 maggio 2013

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio


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