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Siria
Siria. da Palmyra che fece tremare Roma PDF  | Stampa |
di Daniela Zini   
Venerdì 18 Novembre 2011 14:52

 

 

 

La conquista traianea della Mesopotamia mise in pericolo la posizione mediatrice di Palmira, ma il compromesso compiuto da Adriano allontanò il pericolo e Palmira fu, così, riconoscente a Adriano da considerarlo il nuovo fondatore di Palmira e i suoi cittadini si dissero “Palmireni di Adriano”. Un’iscrizione su una colonna ricorda una statua eretta a un certo Male, segretario della città, il quale rifornì di olio gli abitanti al tempo della venuta di Adriano.
Palmira, che continuava a godere di una certa autonomia, ebbe un periodo di grande prosperità, attestato dalla nuova legge fiscale, la famosa “Tariffa di Palmira”, incisa in circa quattrocento righe, in lingua palmirena e in greco, sulla colossale stele quadrangolare (137 d.C.) di ben 5 metri di lato, scoperta, nel 1881, nell’agorà, dal principe Lazarev (oggi, al museo dell’Ermitage di San Pietroburgo) e che costituisce uno dei più importanti documenti fiscali dell’antichità.
La legge fissava i doveri dei contribuenti che pagavano e dei pubblicani che dovevano riscuotere, i diritti di entrata e di uscita dell’acqua delle fonti, del sale importato o raccolto nelle vicine saline, delle lane italiche, delle conserve di pesce, delle pelli di cammello, delle erbe, dei bronzi, degli schiavi, degli oli, delle prostitute, dei grassi.

La maggior parte dei più importanti edifici della città e dei colonnati e delle tombe monumentali fu innalzata, nel II secolo d.C. Il commercio palmireno si spinse molto lontano e si diramò in Occidente, si strinsero rapporti con Petra, la città dei Nabatei. Palmira non era soltanto una città carovaniera, ma anche un importante centro bancario e finanziario per le carovane.

L’espansione romana verso la Mesopotamia riprese con i successori di Adriano e con i Severi, questa dinastia mezzo semitica, che, molto, favorì Palmira. La città aveva una propria polizia, che si occupava della sicurezza delle carovane e della manutenzione dei suoi caravanserragli e dei pozzi sulle strade carovaniere che partivano dal suo territorio.
Erano scorte armate, di arceri montati su cammelli e cavalli, una specie di legione straniera a disposizione dei sinodiarchi, i capi più ricchi delle carovane. Approfittando della dilagante anarchia dell’impero, l’autonomia e la potenza di Palmira crescevano, nonostante l’avanzata persiana. Mentre l’imperatore romano Valeriano veniva fatto prigioniero da Sapore, re dei Persiani, Odeinat, che, di fatto, era il re di Palmira, arrivò a battere Sapore e a conquistare Ctesifonte, ottenendo titoli reali e di autorità romana.
Ma la fama di Palmira nella storia e nella leggenda è legata al nome della regina Zenobia, moglie di Odeinat. Alla morte del marito, questa donna autoritaria e intelligente e di cui si vantava la bellezza (ma noi conosciamo il suo ritratto solo dalle monete), concepì l’ambizioso piano di fondare un impero che soppiantasse Roma. Mentre questa lottava contro le invasioni barbariche, Zenobia si impossessò abilmente dell’Egitto, assumendo il titolo di Augusta.

 



Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Novembre 2011 13:41
 

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