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“Volete voi (cittadini e cittadine italiani/e) che siano adottati i piani di salvataggio dell’Unione Europea, così come previsti dalla lettera Draghi -Trichet?” (3 novembre 2011, conferenza stampa del Comitato NO al Debito, portavoce Giorgio Cremaschi, segretario FIOM-CGIL).
“Vogliamo noi (organismi Internazionali, sistema bancario e finanziario, apparati UE) che il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea monitorino l’andamento del programma di riforme economiche italiane, come raccomandato dalla lettera Draghi -Trichet, per verificare che la tabella di marcia verso il raggiungimento dei target di risanamento e crescita stabiliti da una sovranità extra-democratica internazionale sia effettivamente rispettata?” (4 novembre 2011, G20 di Cannes).
0. I voti (e i veti) di due “sale nuziali politico-economiche”
Due “sale nunziali economiche”, in questi primi drammatici giorni di novembre invitano il Governo Italiano a “dire sì”. In una, l’Unione Europea e gli Organismi Internazionali vorrebbero che “dicesse sì” ad un piano di risanamento e ristrutturazione economico-finanziaria etero-definito ed etero-diretto. Nell’altra, è il Comitato “No al Debito” che chiede al Governo Berlusconi di “dire sì” alla democrazia e alla sovranità del Popolo Italiano. Lo fa con una conferenza stampa che lancia al Governo la proposta di indire un “Referendum di indirizzo programmatico” per restituire a 60 milioni di cittadini e cittadine il diritto di esprimere almeno un parere consultivo sulla bontà dell’accoglimento incondizionato dei vincoli europei che per decenni ci sottoporranno a gravissime condizioni di affanno economico: dai tagli al Welfare, all’impoverimento del reddito, all’abbattimento del potere d’acquisto, all’aumento della disoccupazione… La proposta del Comitato si basa su una considerazione fondamentale: Berlusconi ed il suo governo devono decidere, in tempi brevi, se sposare una visione politica e di politica economica che ridia voce al principio democratico e all’Europa dei Popoli, oppure se abdicare in favore di un “matrimonio anomalo”, in cui una delle parti – il governo italiano – accetterà di contrarre nozze “da minorenne”, poiché sotto tutela di una sovranità internazionale che di fatto (e non per ciò che le concederebbero giuridicamente i Trattati Internazionali) espropria i meccanismi di rappresentanza a base del principio democratico a fondamento della nostra Repubblica.
1. Quando il fuso orario dell’Europa non coincide più Il fuso orario non coincide più. Quando De Gasperi, Schumann e Adenauer immaginarono, ragionarono e concretizzarono politicamente e giuridicamente il progetto di un’unione sovranazionale che sigillasse comunione di origine e di prospettiva fra i differenti Paesi d’Europa, i termini “Europa” e “Unione Europea” apparivano sinonimi di un progetto politico fondato sull’ideale della pratica democratica. La Democrazia, quale comun denominatore degli Stati Nazionali, si sarebbe dovuta sviluppare a livello sovranazionale, secondo il solco idealista dei Padri fondatori dell’Europa unita, in una compenetrazione e condivisione di principi, valori e assi di programmazione sociale, culturale, economica, giuridica rappresentativi dei bisogni, delle aspettative e delle istanze dei popoli.
Oggi invece, i termini di “Europa” e “Unione Europea” si sono palesati quanto mai gemelli diversi. Così la precisione linguistica nell’impiegarli arbitrariamente - sottolinea il Comitato No al debito -, marca perentoriamente e drasticamente il confine tra chi si riconosce nell’ideale europeo, ma non si riconosce in quell’apparato economico, politico, militare (costruito a spese dell’idea alta di Europa), che troppo spesso invade sfere di competenza degli Stati Membri e della sovranità popolare. Tra chi si riconosce in un’Europa che lavori per un rilancio socio-culturale e politico-economico legittimato “dal basso”, dalla voce dei cittadini e delle cittadine, e chi abdicherebbe volentieri, in favore della tecnocrazia dell’Unione Europea, alla puntualizzazione dell’agenda politica ed economica interna. Tra chi crede che difendere alcune sfere di sovranità degli Stati sia difendere il diritto dei popoli di prendere posizione sulle scelte che determineranno il loro presente, il loro futuro e il futuro delle generazioni che verranno, e chi si avvale dell’involucro desacralizzato dell’Unione Europea per nascondere più o meno sotterranei direttori finanziari, più propensi ad un disfacimento guidato delle popolazioni europee, per l’interesse economico di una minoranza privilegiata, e meno tesi ad un solido rilancio strutturale dell’Europa.
2. Il Comitato No al Debito e i carri armati contro la Democrazia Il Comitato No al Debito si è costituito il primo ottobre 2011. Raccoglie autorevoli percorsi politici “a sinistra” di organizzazioni sindacali, di partiti, di persone, gruppi e movimenti che, pur nelle loro differenze di pensiero e pratica politica, sono fortemente legati dal mettere al centro della loro mobilitazione sinergica il rifiuto di vincoli europei al debito, peratro imposti con modalità giuridicamente discutibili per il diritto internazionale e i Trattati Internazionali che regolano l’Unione Europea. Un tragico precedente - è stato ricordato nel corso della conferenza stampa - è nei cosiddetti “Fraterni Aiuti” dell’Unione Sovietica, vera e propria invasione economica, legislativa e sociale nella vita dei Paesi “soccorsi”. Per Giorgio Cremaschi, portavoce del Comitato, la preoccupazione cardine sta tutta in una domanda: "può davvero una guerra economica sospendere la Democrazia?”. Eppure, è proprio la democrazia ad apparire oggi come il nemico dei poteri forti, - “possibile che già il solo annuncio di un possibile referendum in Grecia abbia esacerbato il panico finanziario, fatto precipitare le Borse, i Titoli del debito, inasprito le minacce dell’UE di paralizzare lo stanziamento della tranche di aiuti alla Grecia?”- ; il nemico del mondo dell’informazione, - “totalmente parziale nel diffondere una approfondita conoscenza delle questioni economiche e di diritto internazionale sottese all’interrogativo dei vincoli europei al debito italiano, che consentirebbe ad ogni cittadino e cittadina una critica e fondata presa di posizione in merito a scelte che riguarderanno per decenni le vite di ognuno/a di noi” - ; ed infine il nemico dell’Unione Europea (e non dell’Europa e del suo alto ideale) “se davvero decide di marchiare nel fuoco del ricatto economico come ingiusta la richiesta di un referendum che dia la parola a chi poi dovrà subire le conseguenze di ogni scelta economica.". “Chiediamo una diserzione dei Popoli dalla guerra delle banche. Il referendum che proponiamo, pur nelle sue imperfezioni, nel totale vuoto di democrazia ed informazione che vive oggi l’Italia, permetterebbe a tutti e tutte finalmente di capire e di scegliere”.
3. Un Referendum di indirizzo programmatico Il Referendum consultivo di indirizzo proposto dal Comitato No al Debito, da affiancare alle prossime elezioni o da svolgersi autonomamente, verterà dunque sul consenso dei cittadini e cittadine alla praticabilità delle misure richieste dalla lettera Draghi -Trichet, che di fatto ripropone le raccomandazioni Ecofin del 12 luglio 2011, e consentirà a tutti e tutte noi "di esprimere consenso o dissenso sull’opportunità di vivere e lavorare, nei prossimi decenni, strettamente in funzione del debito", ( in questo senso, nel corso della conferenza stampa è stato ricordato un fondamentale precedente: il Referendum consultivo del 1989, in cui italiani ed italiane - a margine delle elezioni europee - furono chiamati a decidere se conferire o meno il mandato costituente al Parlamento Europeo.). "Capitalismo e Democrazia sono in rotta di collisione, ma le banche non si presenteranno alle prossime elezioni” – ha sottolineato ancora Eleonora Forenza del Partito di Rifondazione Comunista. E' una questione di vera e propria “agibilità democratica” – ha aggiunto Giulietto Chiesa, già parlamentare europeo – “in un’Europa che democratica non è e non è capace di gestire la sovranità che le è stata concessa, è fondamentale la riconquista della sovranità nazionale”. “Se anche l’autorevole giornale tedesco Die Zeit, nel numero 40 del 2011 ha titolato Frag das Volk – “si consulti la popolazione” – è il commento di Carlo Pesacane, Forum Ambientalista - ben si comprende come a livello diffuso si avverta una frattura fra l’Unione Europea e i popoli europei.”. Se non fosse accolta la proposta di Referendum, il Comitato è pronto ad organizzarne uno autogestito, che peraltro rappresenterebbe anche un cruciale banco di prova per tutte le forze della sinistra: piuttosto che preoccuparsi di come rientrare nel Palazzo del Potere alle prossime elezioni, sapranno allearsi per la difesa del principio democratico a fondamento della nostra Costituzione?
4. 1986 vs 1984: la Glasnost contro il Ministero dell’Amore di Orwell E viene evocata la parola e soprattutto il valore e la pratica della Glasnost di Gorbaciov: quell’attitudine a discutere "in modo trasparente", critico ed informato, le questioni politiche ed economiche che determinano la vita reale di cittadine e cittadini. Era però il 1986, anno pericolosamente prossimo al 1984 di Orwell, in cui il MINAMOR (Ministero dell'Amore) controllava i membri del partito e convertiva i/le dissidenti alla sua ideologia, forte di una specialissima polizia politica, la “psicopolizia”, che interveniva in ogni situazione sospetta di eterodossia e di deviazionismo. Pare che oggi ci sia un po’ di confusione fra l’aderire all’ideale della trasparenza piuttosto che ai (dis)valori del Ministero dell’Amore. A ciascuno almeno sia data la possibilità di scegliere.
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