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Carta di Firenze, non dimentichiamo la discriminazione di genere
di Cinzia Romano   
Sabato 15 Ottobre 2011 08:36

 

 

Il punto di vista di Cinzia Romano, movimento Donne e Informazione,sulle due giornate organizzate a Firenze dall’Ordine nazionale dei giornalisti in collaborazione con la FNSI , “Giornalismi e giornalisti: libera stampa liberi tutti”, che hanno prodotto “La Carta di Firenze, della deontologia sulla precarietà nel lavoro giornalistico”.


Le parole sono importanti. E chi nel proprio lavoro se ne serve, è il caso di noi giornalisti, ne conosce la forza ma anche la debolezza. Dobbiamo essere sempre più consapevoli che se le parole non sono sostenute da atti concreti, perdono il loro significato e si trasformano in un inconcludente e ormai intollerabile bla-bla-bla. Ho partecipato e seguito con attenzione le due giornate organizzate a Firenze dall’Ordine nazionale dei giornalisti in collaborazione con la FNSI , “Giornalismi e giornalisti: libera stampa liberi tutti”, che ha prodotto “La Carta di Firenze, della deontologia sulla precarietà nel lavoro giornalistico”.

Ho voluto essere a Firenze perché dopo 25 anni di lavoro giornalistico come dipende ho scelto undici anni fa la strada della libera professione ed ho sperimentato come tante e tanti il deterioramento del “mercato”; perché faccio parte del Comitato amministratore della gestione separata dell’Inpgi (chiamata da tutti Inpgi 2) e so che la retribuzione media di un co.co.co è di settemila euro lordi l’anno (per le colleghe circa duemila euro in meno), quella di un libero professionista è circa di diecimila euro l’anno (anche qui per le donne si scende); perché credo nel ruolo del sindacato; perché sono una donna e so bene come anche nel mondo del precariato, degli “ultimi della professione” c’è chi è ancora più ultimo per accesso, retribuzioni, carriera, incarichi e, domani, per le pensioni.

Sto parlando del lavoro, dei ricatti che anche nel nostro mestiere subiscono le donne (ci sono tanti capi e committenti che ti invitano a cena per “verificare” a quattr’occhi come “aiutarti” nella tua precarietà); della rinuncia alla maternità; dei sensi di colpa e degli equilibrismi tra lavoro di cura e professione che ti travolgono; e anche della (scarsissima) presenza negli organismi di rappresentanza della categoria delle donne. Come movimento “Donne e informazione” questi temi sono le nostre priorità!

Le storie di ordinario sfruttamento al teatro Odeon di Firenze, hanno avuto il volto di tante e di tanti che si sono raccontati. Anche con interventi, rivendicazioni e richieste a volte contraddittorie; con autodenunce di imbrogli e violazioni di leggi non so quanto consapevoli (“per diventare pubblicista mi sono pagato articoli e ritenuta d’acconto al posto dell’editore”. Provi a immaginare se ti trovassi da cronista ad un’assemblea di autotrasportatori sfruttati che dichiarano di essersi comprati la patente di guida senza passare per la scuola-guida; o di medici precari che lamentano di essersi comprati esami e laurea!).

A e da Firenze è stata comunque posta a noi tutte e tutti la domanda: ma che Paese è mai questo che ti costringe a scegliere tra essere disoccupato o accettare condizioni di lavoro impensabili in una società civile? E dove eravamo noi tutti, i nostri organismi di categoria e soprattutto il sindacato, in tutte le sue articolazioni, quando questo avveniva e avviene sotto i nostri occhi? Alle tante denunce declamate abbiamo fatto seguire i fatti? Ma che libertà e autonomia di informazione garantiamo ai lettori se i giornalisti sono sotto ricatto o pagati due euro ad articolo?

A Firenze, l’Ordine ha dimostrato di voler fare la sua parte, proseguendo quel percorso iniziato circa due anni fa che ha portato alla legge sull’equa retribuzione in discussione alla Camera, e ora alla Carta di Firenze che darà strumenti agli Ordini professionali di perseguire i giornalisti “ladri di sogni” di tante e tanti giovani e meno giovani. L’Ordine ha saputo ascoltare e cercare soluzioni condivise con i protagonisti; ha riempito di significato e atti concreti le tante parole del passato.

E’ un primo passo, forse non quello che qualcuno sperava, ma sarebbe un errore sottovalutarlo. Sarà un passo decisivo se anche il sindacato, i cdr, le associazioni territoriali faranno la loro parte, ben più importante e decisiva di quella  intrapresa dall’Ordine che potrà impartire eventuali sanzioni ma non modificare il mercato del lavoro giornalistico, dentro e fuori le redazione.

Mi auguro che il Consiglio nazionale dell’Ordine approvi la Carta per renderla attuabile. Molti e molte hanno chiesto emendamenti, aggiunte, modifiche. Ne chiedo una anche io. Non parlate genericamente di giornalisti, ma di giornaliste e giornalisti e tra le tante discriminazioni da combattere, mettete anche quelle di genere, che esistono e pesano!

 

 

Appuntamenti

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio

Il SILENZIO, Compagnia Teatro della Fede, carcere di Venezia il 14 maggio, carcere di Taranto il 20 maggio, uniche spettatrici le detenute  

MOSTRA STORICA UNIONE FEMMINILE NAZIONALE (1899-2012), a Milano, inaugurazione il 15 maggio presso Unione Femminile


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