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 Illustrazione classica della nota fiaba "Cappuccetto rosso"
Roma, 8 ottobre 2011. Ne parlavo con un mio amico pittore dai capelli rossi sotto il ponte di via Prenestina, alla fermata del tram: la caratteristica principale delle principesse è aspettare, quindi è chiaro che mi sono sempre innervosita quando le poche volte che invece di rivolgersi a me con un cocca, zia, o più banalmente chiamandomi con il mio nome, hanno provato a darmi della “principessa”. Pensando pure di farci piacere, tra l’altro.
Dico, caro mio, allora anche noi due qui, alla fermata del tram, siamo principesse. (sghignazzo) Chi era più principessa di Godot allora? Ma insomma, Penelope, e tutte le altre, che palle. Lo sguardo il mio rosso malpelo amico si fa eloquente: “Eppure così vi insegnano. Nelle favole che vi leggevano da piccole vendevano la vostra autonomia, la vostra libertà d’azione, per due grammi di bellezza e un vestito rosa.” “Che amarezza, amico mio. Sarebbe tutto da riscrivere.” Fortunatamente arriva il 14 a salvarci dalla retorica dietro l’angolo. Lo prendiamo e scendiamo vicino via Cairoli.
Partiamo da un presupposto: è proprio difficile non andare sul retorico quando si parla di violenza sulle donne, così come è difficile non escludere l’arte, quando si vuole farle veicolare un messaggio sociale. Il Ministero delle Pari Opportunità ci propose l’anno scorso per la giornata contro la violenza sulle donne, con rara originalità e mirabolante inventiva, una specie di rosa affumicata, la purezza contaminata, affumicata, grigliata etc. etc. Ora non per dire, ma se abbiamo bisogno di favole nuove, abbiamo bisogno anche di immagini nuove. Questo pare che succederà in una serie di appuntamenti giornalieri dal 13 al 18 ottobre nella galleria romana The Room, in via Cairoli per l’appunto, ovvero andare in fondo alla questione, smontare il congegno facendo emergere anche dolorose dinamiche sommerse, laddove fosse necessario, e ricostruire i modelli, perché quelli sui quali ci siamo appoggiati fino ad ora sono deboli. Sono sbagliati.
Parlo con Martina Sperotto (finalmente una persona seria, altro che amico dai capelli rossi), attrice teatrale e ideatrice, insieme alla modella Francesca Veronica Sanzari, del progetto “Raped by the Fairy Tale”, che lost in translation è diventato in “Plagiate dalla fiaba”, ma potrebbe anche essere “Violentate dalla Fiaba”: “Questo progetto nasce dal bi-sogno, portare alla luce gli aspetti più dolorosi e di norma omessi delle dinamiche di relazione sentimentale. Utilizziamo i mezzi d’espressione a noi più congeniali: Francesca utilizza una fotografia che è anche perfomance, in quanto lei ne è sia ideatrice concettuale sia la protagonista, io invece reciterò un monologo scritto da me dal titolo "Piume e Stridore", in parte ispirato a una violenza vissuta in prima persona il che” - mi rivela con un sorriso mesto e un piede involontariamente trepidante -, “sarà una delle prove più significative del mio percorso di attrice.”
“Non è forse vero che la caratterista principale delle Principesse, oltre ai capelli biondi, è l’aspettare?” sbotto io forte dei miei ragionamenti alla fermata del tram. “Senz’altro” incalza Martina “Si tratta di una proiezione fallace, così come il mito del Principe, potente sedativo di ogni iniziativa, per il quale si rimane sedute al balcone con le trecce calate in attesa di qualcosa che non esiste. Insomma, sappiamo bene che l’essere umano è molto più complesso e che non sarà di certo una sola persona a consegnarci nelle mani un mondo che è da conquistare; se fin da bambine si ci abitua a pensare altrimenti, si rischia di crescere con un’osteoporosi prematura. Vale a dire che appena viene a mancare l’appoggio di quelle spalle larghe, le nostre gambette si spezzano.”. Ahi, rimane la calzetta da finire, rimane il nulla. “Oltretutto” continua Martina ” è in nome dell’amore che molte violenze e soprusi nella coppia vengono taciuti. Lo denuncio? Ma come potrei, lo amo!”.
“Un'altra realtà che ci premeva portare alla luce, è quella dell’aborto. E’ una violenza della peggior specie quando la donna non ha potere decisionale in merito a qualcosa che sta accadendo al proprio corpo; proprio partendo da questa idea abbiamo realizzato un’altra serie di fotografie.”. La voce di Martina è esattamente quella di una ragazza appassionata; dopo questa intervista si lancerà a parlare (e mimare) i passi di vocaldanza, ovvero trasformare le parole in movimenti del corpo. Crede in quello che fa e lo dichiara con ardore.
L’arte sociale è difficile: quanto più nobili sono le sue motivazioni, quanto più si rischia di scivolare nel didascalico e nel retorico. Ma già portare alla luce il taciuto attraverso i propri mezzi d’espressione, già questa è una presa di posizione che merita un fiore all’occhiello (magari non la rosa bianca bruciacchiata delle Pari Opportunità).
Dimmi Martina, cos’è che veramente volete ottenere con questa smobilitazione di fotografi, musicisti e attori? “Nient’altro che una catarsi, personale in primo luogo, e di tutte coloro che fino ad ora, sentendosi sole e in qualche modo colpevoli, hanno taciuto. Chiaramente noi portiamo in scena il vissuto di donne che comunque vivono in un contesto urbano, in Italia, in Europa, ma ci piacerebbe che questo discorso avesse una valenza più ampia, estendendosi anche alle donne di altra provenienza.” La collocazione della galleria The Room nella zona di Piazza Vittorio, quartiere multietnico di Roma, in questa prospettiva si carica di significato.
Tradotto per tutte (e tutti) quelli che aspettano il tram da sole o in compagnia di un amico dai capelli rossi: basta aspettare, la principessa dal Castello ci esce da sola.
Raped by the Fairy Tale / Plagiate dalla Fiaba dal 13 al 18 ottobre 2011 The Room Gallery – via Cairoli 74, Roma http://theroomrome.com/
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