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Roma, 1 giugno 2011. Lavoratrici senza aiuti, ignorate dalle istituzioni. Donne che non fanno notizia, a meno che non siano vittime o al centro di gossip. Giornaliste dalle carriere bloccate, se non votate al precariato. È la drammatica fotografia del mondo femminile nell'informazione italiana, raccontato oggi al tavolo 'Donne nei Media", promosso dalla Federazione Nazionale della Stampa e dall'Associazione Stampa Romana, che ha riunito, al Senato e poi nella sede dell'FNSI, giornaliste, rappresentanti delle istituzioni, della politica e delle associazioni, per fare il punto su due filoni: lavoro e trattamento della donna nella notizia. «Abbiamo scelto la vigilia della festa della Repubblica - spiegano Donatella Alfonso, coordinatrice CPO FNSI, e Nella Condorelli, presidente Dipartimento Diritti e Pari Opportunità dell'ARS - perchè questa Repubblica poco si occupa delle sue cittadine. E non ricorda che il 2 giugno è anche la ricorrenza del primo voto alle donne. Ma fintanto che le donne non entreranno nella stanza dei bottoni, non cambierà il modo in cui vengono rappresentate». La situazione femminile nell'editoria sembra peggiorata di pari passo con la crisi economica. «Negli ultimi due anni il 95% delle persone mandate a casa dai giornali sono stati uomini - spiega Lucia Visca, presidente CPO FNSI - Il 65% di chi è restato è donna, ma questa crisi ha generato un mostro con teste molto piccole, tutte maschili, e corpi molto larghi femminili, con differenze salariali del 40% e carriere, per le donne, bloccate da soffitti di cemento». Quel 65%, poi, aggiunge Maria Pia Farinelli, consigliere regionale dell'Ordine dei Giornalisti, «sono in gran parte precarie perchè la presenza di donne con contratto in redazione è del 30%». Situazione «tragicomica» anche in Rai, come racconta Ilaria Capitani, coordinatrice della Commissione Pari Opportunità dell'Usigrai, che annuncia per lunedì la prima assemblea nazionale delle giornaliste dell'azienda con i dati della situazione. c(«Anche nelle ultime elezioni - dice - la presenza femminile nelle istituzioni è stata sotto le due cifre»). «In Italia le donne magari sono state anche a lungo in silenzio, ma oggi di sicuro sono silenziate - conclude la Bonino - Tutti i direttori di giornali sono uomini, tranne due, e non c'è neanche una direttrice nel sistema bancario. Dove sono finiti poi i 4 miliardi in 10 anni dall'innalzamento alle pensioni e destinati alle politiche di conciliazione?». (ANSA)
(ANSA) Lunedì, alle ore 15 nella sede di Saxa Rubra, la prima assemblea nazionale della giornaliste Rai.
Ad annunciarlo, Ilaria Capitani, coordinatrice della commissione pari opportunità dell’Usigrai, oggi nel corso del tavolo “Donne nei Media”, promosso nella sala Nassirya del Senato dalla Federazione Nazionale della Stampa e dall’Associazione Stampa Romana. “E’ la prima volta – dichiara la Capitani - che l’Usigrai organizza un’assemblea delle giornaliste e vorremmo diventasse un appuntamento annuale. In Rai lavorano 1.600 giornalisti dei quali la metà sono donne. Ma tra tutti i telegiornali, i Tgr, il televideo, la radio, solo due direttori sono donne: Bianca Berlinguer al Tg3 e Barbara Scaramucci alle teche. Lunedì per la prima volta presenteremo un rapporto sulle carriere delle giornaliste dell’azienda, con dati che abbiamo impiegato un anno ad avere. Presenteremo, inoltre, le nostre iniziative future e torneremo sulla questione di quella commissione, oggi diventata un “monitoraggio”, previsto dal contratto di servizio, che dovrebbe vigilare sulla rappresentazione della donna nei programmi giornalistici e d’intrattenimento dell’azienda. Ad oggi ancora non se ne sa nulla: né quando partirà, né addirittura chi dovrebbe gestirlo. Nella piramide Rai – prosegue la giornalista del Tg2 – c’é proprio un problema di genere. Con la nomina del primo direttore generale donna, ora abbiamo molte aspettative, ma la situazione è tragicomica”. Un problema che non è solo di carriere bloccate, ma anche di aiuti alle lavoratrici. “Sugli asili nido ad esempio – conclude la Capitani – sono anni che ci lavoriamo. Il problema non sono i fondi, perché ci sarebbero quelli della Regione. Quello che manca è proprio la volontà dell’azienda”.
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