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www.radioarticolo1.it - Sono circa 800 mila (quasi il nove per cento delle madri che lavorano o hanno lavorato in passato) le donne che, nel corso della loro vita, sono state licenziate o messe in condizione di lasciare il lavoro perché in gravidanza, e solamente quattro su dieci hanno poi ripreso il percorso lavorativo”: e stavolta non è il sindacato a fare una denuncia tanto forte, ma l'Istat nel suo rapporto annuale. Un rapporto dove la condizione delle donne in Italia appare - così come quella dei giovani - sempre più insopportabile. I dati sono quelli della sconfitta sociale: non tanto quella del movimento delle donne, quanto la sconfitta di una società che non è in grado di valorizzare e persino di “sfruttare” le intelligenze e il lavoro delle donne, relegandole sempre (con le loro lauree a pieni voti) a mansioni inadeguate. O addirittura respingendole, e rendendo vane tutte le normative a tutela della maternità: basta, all'atto dell'assunzione, far firmare un foglio di dimissioni in bianco da chiudere in un cassetto. Se poi l'occupazione femminile secondo l'Istat è stabile, è invece “diminuita l’occupazione qualificata, tecnica e operaia ed è aumentata quella a bassa specializzazione, dalle collaboratrici domestiche alle addette ai call center”. Si è ampliato il divario di genere “nel sottoutilizzo del capitale umano: il 40 per cento delle laureate ha un lavoro che richiede una qualifica più bassa rispetto al titolo posseduto”. Persino le nonne entrano quest'anno nel Rapporto: “Al crescere dell’età della donna le differenze di genere nei carichi di lavoro familiare si acuiscono ulteriormente”, perché se la “pensione” per gli uomini significa “sviluppare i propri interessi”, per le donne equivale ad occuparsi a tempo pieno del partner, della casa e degli altri membri della famiglia. Nessuna novità sostanziale, il lavoro di cura si scarica sempre di più sulle donne in un Paese dove la politica del welfare (asili, assistenza, e via elencando) è ormai un'utopia: ma questa volta per l'Istat la situazione femminile in Italia è un'emergenza al pari della disoccupazione giovanile. E forse, a guidare la mano dei ricercatori, è stato quest'anno anche il ritorno delle donne nelle piazze - quelle dei paesi e delle città, ma anche quelle “virtuali” di internet e dei social network - a rivendicare il ruolo sociale, politico e civile delle donne, a rivendicare il lavoro, giusto e giustamente retribuito, e una politica che non scarichi sulle famiglie (e da qui sulle donne) l'organizzazione quotidiana della società. Se non ora, quando... |