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Culture
Moi, je travaille sur la lave brûlante
di Maria Cristina Serra   
Mercoledì 23 Marzo 2011 17:39

 

 

 


Irène Némirovsky

 

L’imminente pubblicazione da Adelphi del romanzo, scritto nel 1935, “Vin de solitude”,  “autobiografia mal dissimulata di Irène Némirovsky per Irène Némirovsky” come lei stessa appuntò nei suoi taccuini di lavoro, e una affascinante mostra al Memoriale della Shoah di Parigi “Irène Némirovsky. Il me semble parfois que je suis étrangère”, ci permettono di cogliere tutte le complesse sfaccettature della narrativa e della vita di questa scrittrice, una delle più grandi del Novecento.

Spesso i temi che sono al centro dei suoi romanzi (l’esilio, la passione, l’amore, l’odio, l’appartenenza ebraica, il danaro, la marginalità e l’imprevedibilità del destino umano) si intrecciano con le vicende della sua vita, tanto che sembra quasi che dal 1926 al 1940 i suoi romanzi non siano altro che racconti splendidamente rielaborati di un incredibile puzzle, che coniuga perfettamente la tradizione del grande romanzo russo con quello francese, in una scrittura finissima e senza tempo, che riesce a svelare le pieghe più nascoste dell’animo umano.

“Un’infanzia infelice è come un’anima senza sepoltura, geme in eterno”, scrive la Némirovsky nelle sue annotazioni preparatorie di “Vin de solitude”, e poi: “Non si perdona un’infanzia sciupata”. E la sua alter ego, Hélène, la protagonista del romanzo vive lo stesso deserto affettivo che Irène attraversò con la madre Fanny ( “Doveva baciare quel volto odioso…posare la sua bocca su quella guancia che avrebbe voluto lacerare con le unghie”), fino alla consapevolezza di sé e alla scelta di una vita in cui riconoscersi.
Per Irène sarà la letteratura, e la splendida mostra di Parigi ne ricostruisce, anche con un collage di fotografie private, per la prima volta rese pubbliche (diventate un libro documento “Un destin en images”), un tracciato minuzioso attraverso il suo universo letterario.

Appena entriamo nel Mémorial de la Shoah di Parigi, che ospita l'esposizione su Irène Némirovsky, l'occhio cade immediatamente sulle pagine dei manoscritti dei suoi romanzi e, mentre proviamo a leggere quella scrittura a caratteri minuti, serrata, interrotta da cancellature, vergata con un inchiostro blu chiaro, avvertiamo la sensazione che il sottile diaframma che solitamente congela il tempo e le parole sulla carta, fra chi scrive e chi legge, si vada dissolvendo.
E' facile allora entrare nell'intimità dell'autrice di Suite francese, David Golder, I cani e i lupi, Due, Il colore del sangue, L'affare Kurilov, Jezabel, Il ballo, che ad appena 26 anni era già una scrittrice all'apice del successo nella Francia tra gli anni Venti e Trenta, e nella vita di una donna che riassume in sé la storia e le tragedie del Ventesimo secolo.



 

Appuntamenti

Le radici della nostra Repubblica. TRIANGOLI DI MEMORIA. Un progetto di ricerca multimediale sulla Storia delle donne nella Resistenza: le Deportate Politiche e Razziali, convegno a Roma, Camera dei Deputati, 30 maggio 2013

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio


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