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For Whom the Bell Tolls
No man is an island, Entire of itself. Each is a piece of the continent, A part of the main. If a clod be washed away by the sea, Europe is the less. As well as if a promontory were. As well as if a manner of thine own Or of thine friend's were. Each man's death diminishes me, For I am involved in mankind. Therefore, send not to know For whom the bell tolls, It tolls for thee.
(Nessuno è un’isola Rinchiusa in sé. Ognuno è un pezzo di un continente, Una parte dell’insieme. Se una nuvola fosse spazzata via dal mare, L’ Europa ne sarebbe sminuita. Come se le mancasse un promontorio. Come se fosse la tua dimora O quella del tuo amico. La morte di ogni persona si porta via un pezzo di me, Perché dell’umanità sono parte. Perciò non mi chiedere Per chi suona la campana, Sta suonando per te.).
Siamo vicini al popolo giapponese che sta soffrendo per uno dei peggiori disastri naturali della storia: questa tragedia mette in allarme anche il nord del mondo supertecnologico e ricorda che le catastrofi non sono confinate ai territori poveri del globo terrestre. Non illudiamoci che le disgrazie riguardino sempre qualcun altro, anche noi siamo in gioco. La natura non dispensa favori e non risparmia nessuno, proprio perché non è casuale ma risponde ad un principio di causa ed effetto, come il terremoto che ha scosso di recente la Nuova Zelanda, gli incendi che hanno devastato l’Australia due anni fa e lo tsunami che portato distruzione e morte in India e Tailandia non molto tempo addietro. Il messaggio è chiaro: noi tutti condividiamo la gioia ed il pericolo di vivere sul pianeta di acqua chiamato terra. Non è che la tragedia del popolo giapponese sia un “karma”, una predestinazione. I terremoti dipendono da fattori geografici e geologici,sono quindi prevedibili e verificabili. Per quanto terribili e devastanti possano essere le forze della natura, i fatti sono spiegabili razionalmente e non c’è bisogno di ricorrere al sovrannaturale e all’irrazionale. Quello che è accaduto in Giappone ci riguarda da vicino perché si tratta di un paese tecnologicamente molto avanzato, consapevole dei problemi del proprio territorio e preparato ad affrontare anche i disastri. Ma la portata del sisma è andata oltre le previsioni e le possibili simulazioni: le centrali nucleari non hanno retto all’impatto congiunto di terremoto e tsunami ed incombe il pericolo che scoppino i reattori, con un effetto simile a quello della bomba atomica.
Nonostante la marcia indietro sul nucleare innestata dall’Unione Europea e da molti dei paesi membri, il governo italiano vorrebbe reiterare il programma di centrali nucleari che paesi che le hanno in funzione - come Svizzera e Germania - vogliono dismettere. Il ministro dell’Ambiente, signora Prestigiacomo, in ottemperanza allo stile governativo, ha accusato gli ambientalisti di speculare su questa tragedia e ne trascura il messaggio fondamentale. Non è possibile che per produrre energia si espongano ai pericoli di contaminazione non solo le popolazioni attuali, ma anche le incolpevoli generazioni future. La caparbietà del governo italiano nel voler andare avanti sulla strada del nucleare nonostante questa tragica vicenda non è solo mancanza di responsabilità: si costruiscono le centrali nucleari per fare affari con i finanziamenti pubblici. Il nucleare non favorisce lo sviluppo delle economie locali come invece le energie rinnovabili. Non a caso i poteri e gli amministratori legati al territorio – anche quelli di destra - sono compatti nell’opporsi alla costruzione delle centrali sul loro territorio.
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