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Nucleare, le donne italiane dicono No dal 1948
Venerdì 18 Marzo 2011 13:23

 

 

 

 

 

 

 

Dieci giorni dal sisma e dallo tsunami del 6 marzo. La centrale nucleare di Fukushima ridotta ad uno scheletro. Temperatura in continuo aumento nei reattori 5 e 6 ( dai 25 gradi della norma siamo ormai a 64), mentre sugli altri continua il bombardamento a distanza (per paura delle radiazioni, che continuano a salire) di acqua di mare. Le ambasciate straniere evacuano i propri residenti da Tokyo, in arrivo a Roma nella notte del 19 marzo l'aereo che riporta a casa i nostri connazionali.
Mentre l'Agenzia Internazionale Atomica si appresta a misurare il livello di radiazioni nella capitale nipponica, la ministra Stefania Prestigiacomo fa marcia indietro.
Tre giorni dopo il disastro di Daichii Fukushima aveva definito "avvoltoi che speculano" coloro che chiedevano un ripensamento delle scelte enerhetiche nucleari del governo, adesso dice che se ne può parlare, “ E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare”.
Una motivazione che se non ha molto che vedere con la nostra salute ed il futuro dei nostri figli ha certamente  che vedere con le prossime elezioni e la sorte sua e del suo partito.  La segue il ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, che prima aveva definito "emozionati" i cittadini che chiedevano garanzie per la propria sicurezza, e adesso afferma impavido: “quello che e' successo in Giappone, un momento di riflessione lo deve dare”. 

L' Aduc, l’Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumtori, ha rivolto ai due ministri alcune domanda che facciamo nostre (con le risposte).
* Dov'e', in Italia, il sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi delle vecchie centrali che abbiamo dismesso e delle nuove programmate? (risposta: non c'e'.)
* Dove vanno a finire i rifiuti radioattivi degli ospedali? (risposta: nelle cantine.)
* Cos'e' successo con il sito per il deposito delle scorie radioattive di Scansano Ionico (Basilicata) individuato, dopo numerosi studi e indagini, come luogo sicuro? (risposta: il governo Berlusconi ha revocato il provvedimento di individuazione del sito.)

"BASSE" RADIAZIONI. PERICOLO PER LE MAMME INCINTE, ANCHE A GRANDE DISTANZA

Dovrebbe essere diffusa anche dal ministero dell’Ambiente, e portata a conoscenza dell’opinione pubblica italiana, in previsione  del referendum del 12 e 13 giugno prossimo, la ricerca del professore Douglas Almond della Columbia University sulle conseguenze delle basse radiazioni nucleari (considerate” innocue”) sulla formazione della corteccia cerebrale dei feti, nelle donne in gravidanza.
Spinto dalla catastrofe giapponese, il 13 marzo Almond ha scritto una mail al giornalista del New York Times David Leonahrdt spiegando perchè "il feto può essere particolarmente sensibile anche alle basse dosi di radiazioni ionizzanti” e illustrando  i risultati dello studio condotto nel 2009 sul fallout dell’incidente di Chernobyl in zone della Svezia lontane da quell’impianto nucleare e dunque considerate sicure.
L’analisi – condotta con Lena Edlund della Columbia e Marthe  Palme della Stockholm School of Economics – ha riguardato un gruppo di studenti svedesi che al momento dell’incidente erano feti nell’utero materno, rivelando “una funzione cognitiva inferiore riflessa dalle prestazioni su test standardizzati nella scuola media, in special modo prove che corrispondono al QI, il quoziente intellettivo.”.
Le zone della Svezia prese in esame si trovano lontano dall’area di Chernobyl, ma sono state egualmente raggiunte dal pennacchio radioattivo, sospinto dalle piogge, quando le donne erano tra le 8 e le 25 settimane di gravidanza. 
I risultati della ricerca, continua Almond, sono sostenuti  anche dalle analisi epidemiologiche dei superstiti del bombardamento atomico in Giappone durante la seconda guerra mondiale, che mostravano ridotti il quoziente intellettivo e la circonferenza della testa.
Almond chiede al giornalista del NYT se “il governo giapponese sta veramente facendo abbastanza per mettere in guardia le donne incinte da tutti i possibili rischi determinati dall’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, visto che anche l’esposizione alle basse radiazioni in zone lontane da quella dove si è verificato l’incidente  può comportare conseguenze sui feti”. 
La ricerca di Almond è stata pubblicata nel 2009 sul Quarterly Journal of Economics, e un'edizione aggiornata è disponibile presso il National Bureau of Economic Research degli Stati Uniti.

http://economix.blogs.nytimes.com/2011/03/13/radiation-and-pregnancy/?src=busln

 

Appuntamenti

Le radici della nostra Repubblica. TRIANGOLI DI MEMORIA. Un progetto di ricerca multimediale sulla Storia delle donne nella Resistenza: le Deportate Politiche e Razziali, convegno a Roma, Camera dei Deputati, 30 maggio 2013

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio


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