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Environment
Climate justice or climate chaos?
Martedì 07 Dicembre 2010 20:32

 




Cancun, manifestazione del Forum Alternativo Mondiale per la Vita e la Giustizia Ambientale e sociale

 

Infine, i paesi partecipanti hanno trovato l’accordo su un documento condiviso che li impegna a darsi da fare per contrastare il riscaldamento globale anche se il testo sul quale è stato trovato l’accordo è vago su numerosi punti. Introduce comunque qualche elemento positivo come l’istituzione di un fondo per aiutare i paesi meno ricchi a sviluppare politiche per ridurre le emissioni nocive.
Nel Green Climate Fund confluiranno circa 100 miliardi di dollari ogni anno fino al 2020 per aiutare le nazioni povere, proteggere le foreste nelle aree tropicali e condividere le soluzioni tecnologiche di ultima generazione per inquinare meno. Mancano però i dettagli su come saranno raccolte le risorse necessarie per il fondo.

Sottoscrivendo l’accordo di Cancùn, i paesi partecipanti si sono anche impegnati a mantenere l’aumento complessivo della temperatura al di sotto di due gradi rispetto alla temperatura media dell’era preindustriale. Un impegno vago, che non contiene molti dettagli o vincoli sulle strategie da adottare per ottenere l’importante risultato.
La spinosa questione del Protocollo di Kyoto non è stata invece risolta. L’accordo su come estendere l’intesa siglata nel 1997, e adottata a partire dal febbraio del 2005, rimane vago. Il Protocollo obbliga la quarantina di paesi che lo hanno ratificato a ridurre le loro emissioni di gas serra, ma non si sa ancora di preciso quale destino avrà dopo il 2012, quando scadrà il primo obiettivo del trattato, ovvero la riduzione del 5% delle emissioni rispetto al 1990. Il documento di Cancùn cita la necessità di far proseguire il Protocollo di Kyoto così da impegnare i paesi che vi partecipano a ridurre le emissioni di anidride carbonica tra il 25 e il 40 percento. La Cina e gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il piano, temendo di influenzare negativamente le loro economie, e non è ancora chiaro se il Protocollo debba essere esteso o meno anche ai paesi in via di sviluppo.

Dopo quasi due settimane di discussione, i risultati ottenuti non sono molti né particolarmente incoraggianti. La conferenza di Cancùn ha comunque avuto il merito di mantenere in piedi le negoziazioni sul cambiamento climatico, messe a dura prova dal precedente e altrettanto inconcludente vertice di Copenaghen dello scorso anno. I paesi del mondo torneranno a parlare di cambiamento climatico in Sudafrica alla fine del prossimo anno. L’impressione è che ancora una volta buona parte dei problemi siano stati semplicemente rimandati.

Il Forum Alternativo. 1500 persone, rappresentanti di più di 80 organizzazioni e movimenti sociali dell'America latina e di altre parti del mondo, Stati uniti, Canada, Europa, stanno partecipando al “Forum Alternativo Mondiale per la Vita e la Giustizia ambientale e Sociale”, promosso a lato della Conferenza Mondiale sui Cambiamenti climatici in corso a Cancun, dal 5 all'8 dicembre.
Il Forum contesta le “false soluzioni” in via di adozione alla COP-16, e denuncia in particolare che “il programma di Riduzione delle Emissioni  dovute alla Deforestazione e al Degrado delle Foreste (REDD) non riduce significativamente l'emissione di gas a effetto serra ma apre la porta alla privatizzazione dei territori, ricompensa coloro che inquinano ed è un attentato alla sovranità nazionale e alla sopravvivenza delle comunità autoctone.”. 
Il Forum denuncia “la trasformazione della conferenza Onu sui cambiamenti climatici COP-16 in una piattaforma per legittimare le strategie delle attività transnazionali,  le false soluzioni come i mercati del carbone, e il fatto che numerosi governi non vogliono sentire le ragioni dei loro popoli.”.
Nei fatti, le multinazionali  beneficiano di un numero sempre maggiore di meccanismi di compensazione per sfruttare il carbone che altro non sono che nuove possibilità di crescere e di consolidare il loro controllo sulle acque, le terre e le sementi. L'irresponsabilità, o “come altri dicono, l'atteggiamento criminale” di coloro che sono “all'origine di questo schema di privatizzazione – commercializzazione del mondo, delle foreste e dell'aria  ci sta facendo cadere progressivamente nell'abisso.”.
Fluttua su Cancun la  nebbia spessa degli interessi transnazionali. I paesi ricchi e i loro satelliti cercano di dare legittimità alle false soluzioni come la REDD ”.

Le messicane di “Género y cambio climatico”. Sono arrivate al Forum Alternativo forti dei risultati dell'Incontro su “Genere e cambiamenti climatici” promosso nello scorso mese di agosto. Obbiettivo: riflettere con ottica di genere sulle cause e gli effetti del cambiamento del clima e proporre azioni specifiche a livello locale, regionale, statale e internazionale . Sono le attiviste messicane della Red de Género y Medio Ambiente (Rgema) e della Red de Género y Economía (Redge) cui fanno capo organizzazioni femminili, donne delle popolazioni indigene, dei movimenti sociali, ambientali e per i diritti umani (1). Nell'Incontro in vista di Cancun hanno costruito lo schema di una agenda statale del cambiamento climatico analizzando con ottica di genere gli aspetti di questa crisi mondiale, che è sociale, ambientale ed economico-riproduttiva, con soluzioni diretta espressione delle necessità della popolazione locale.

Le donne delle istituzioni, alla COP-16. L'incontro su “Donne e cambiamento climatico” si è svolto lunedi 6 dicembre,  alla Cancunmesse. Sono intervenute la ministra degli Esteri del Messico, presidente di turno della Cop 16, Patricia Espinosa Cantellano, la segretaria esecutiva dell'Unfccc Christiana Figueres, Lykke Friis, ministao del clima e dell'energia della Danimarca, la presidente della Cop 16 di Copenhagen, Connie Hedegaard, attuale commissario europeo per l'azione climatica.
Hedegaard, come le altre relatrici ha sottolineato con enfasi  la questione del problema climatico, ma dopo ha deluso molti annunciando, in conferenza stampa, che per l'Unione europea sarà impossibile impegnarsi unilateralmente ad una riduzione del 30% delle sue emissioni di gas serra entro il 2020 in rapporto ai livelli del 1990.
La nostra ministra dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, da mercoledi a Cancun, ha già annunciato col solito ottimismo di governo, che «l'Italia ha provveduto ad onorare l'impegno di 200 milioni di euro previsti per il fast  start degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo per far fronte ai cambiamenti climatici». E' stata smentita dalle ong e dai governi coinvolti. 
La Rete Italiana per la Giustizia ambientale e sociale. Al controvertice di Cancun partecipa  anche la Rete Italiana per la Giustizia ambientale e sociale (2) che si è costituita nello scorso mese di giugno, ed alla quale partecipano 70 realtà tra sindacati, organizzazioni, associazioni e comitati italiani.
Lunedi 30 novembre, gli attivisti della Rete hanno organizzato una manifestazione a  Roma al grido “cambiare il sistema, non il clima”. In Piazza di Spagna, con salvagenti, pinne e canotti per richiamare l’attenzione sui temi della Conferenza di Cancun – si legge nel comunicato stampa -dove capi di stato  e di governo stanno discutendo della più grande minaccia che l'umanità di trova oggi ad affrontare: i cambiamenti climatici. Con drammatiche conseguenze sotto gli occhi di tutti: sale vertiginosamente la temperatura del Pianeta e nel frattempo città e paesi sono vittime di alluvioni, tempeste, frane, uragani.
C’è un solo modo di reagire a questa situazione, conclude la Rete: affrontare una crisi mondiale, la più grave di sempre, costruita su più livelli - è ecologica, economica e sociale – e frutto di un sistema, ormai vicino al collasso, che va cambiato radicalmente.

La COP-16 e l'Accordo di Cochabamba. Nello scorso mese di aprile, nella città boliviana di Cochabamba, alla prima Conferenza mondiale dei Popoli per la Giustizia Climatica ed i Diritti della Madre Terra i movimenti sociali e la società civile internazionale hanno elaborato una dichiarazione chiamata “Accordo dei Popoli”. È il primo manifesto di questo millennio che cerca di affrontare in maniera completa le responsabilità, le cause ed individuare concretamente misure efficaci per affrontare e risolvere la crisi ecologica della nostra casa comune, la madre Terra.
In agosto, a Bonn, il Gruppo permanente sulla cooperazione a medio termine della Convenzione quadro ONU sul cambiamento climatico (COP 16) ha annunciato al governo boliviano di Evo Morales di aver incluso nel testo da negoziare a Cancun più di dieci delle proposte contenute nell'Accordo  di Cochabamba.
Tra queste, l'istituzione di un tribunale internazionale sulla giustizia climatica, la definizione del limite dell’aumento della temperatura media globale a un grado Celsius, e la conseguente limitazione della concentrazione di CO2 nell’atmosfera a 300 parti per milione (ppm).
L’atmosfera terrestre presenta al momento una concentrazione di 387 ppm di questo gas responsabile dell’effetto serra. Secondo gli scienziati, se non si riuscirà a stabilizzare questo indicatore entro 350 ppm, la temperatura globale salirà di due gradi, con conseguenze catastrofiche.
Nel testo si parla anche di discutere altre questioni sollevate a Cochabamba, come l’esclusione dei meccanismi di mercato dalle attività legate alla forestazione, e la non trasformazione delle foreste naturali in piantagioni a monocoltura forestale.
Ma martedi 7 dicembre, la sessione di alto livello della COP-16, quella dove si discute il documento finale della Conferenza (alla quale quest'anno non ha partecipato nessun leader mondiale, a differenza di quanto è avvento nel 2009 a Copenaghen),  il testo boliviano non è stato inserito. La comunicazione ufficiale è venuta dalla stessa presidente del Gruppo di lavoro sul Trattato di lungo termine (AWG-LCA), Margaret Mukahanana-Sangarwe (3). 
Già il giorno prima la commissaria al clima e caponegoziatrice per l'Europa, Connie Hedegaard, aveva avvertito nel corso della conferenza stampa dell'Unione Europea dell'esistenza di un “problema con il testo negoziato”, perché ''non e' pronto, e' troppo lungo, lascia troppe opzioni aperte ed e' troppo complicato, non potrà essere usato dai ministri nell'incontro di alto livello'', ed aveva comunicato la necessità di “di lavorare duro per irrobustirlo nelle prossime 24/48 ore”. (4)
Immediate le proteste dell'Al.Ba., l'Alternativa Bolivariana che riunisce otto paesi,  (Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Repubblica Dominicana, Nicaragua, Saint Vincent, Antigua), per bocca di Pablo Solon,  ambasciatore dello Stato plurinazionale della Bolivia.

Tutte le manifestazioni della protesta. I lavori del Forum Alternativo sono stati preceduti da una serie di iniziative di protesta.  Domenica 5 dicembre sono arrivate in città le Carovane promosse da La Via Campesina e dall'Assemblea Nazionale delle Vittime Ambientali, il 7 dicembre la mobilitazione ha toccato  anche le città del mondo sulla parola d'ordine “Migliaia di Cancun”.
In Marcia per la Vita. Promosse da La Via Campesina e dall'Assemblea Nazionale delle Vittime Ambientali,  le prime tre Carovane sono arrivate lunedi 30 novembre a Città del Messico, e da qui si sono mosse alla volta di Cancun dove sono arrivate il 3 dicembre, insieme agli altri spezzoni provenienti da Puebla, Oaxaca e Chiapas.
A marciare sono stati in migliaia, donne e uomini, popolazioni indigene, rurali e urbane, contadini insieme ad organizzazioni messicane come il Sindacato Messicano di Elettricisti e il Movimento di Liberazione Nazionale oltre a diversi movimenti sociali dagli Stati Uniti, Canada, Europa e America Latina.
Le Carovane portano alla ribalta internazionale di Cancun le lotte locali contro le ingiustizie sociali e ambientali, e denunciano le manovre del governo messicano per implementare mega progetti per il "Meccanismo di sviluppo pulito"(MDL), che di fatto devastano comunità e ambiente. E' il caso delle grandi fattorie industriali di maiali come Smithfield, la produzione di agro-combustibili per aerei, il “semi-rimedio" delle discariche a cielo aperto, le grandi idro-dighe e le nuove estensioni OGM.
Il 7 dicembre, per la Giornata d'Azione Globale sulla giustizia climatica celebrata in tutto il mondo, i manifestanti in piazza a Cacun sono stati più di 10mila.


(1) Fonte : Dialogo Climatico, www.dialogoclimatico.org
(2) Fonte: La Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale  www.reteambientalesociale.org
(3) Fonte: http://www.salvaleforeste.it/201012071321/cancun-vertice-a-rischio.html
(4)Fonte:http://www.asca.it/news-CLIMA_CANCUN__UE__PREOCCUPATI_PERCHE__TESTO_NON_PRONTO_PER_MINISTRI-972593-ORA-.html

 

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