|
 Roma, 25 novembre 2010. Manifestazione dell'"Assemblea Permanente delle donne contro la proposta Tarzia" presso la sede della Regione Lazio
Non sfiamma la protesta provocata dalla proposta di legge di riforma dei consultori del Lazio presentata dalla consigliera regionale Olimpia Tarzia. L'ultima manifestazione pubblica (in ordine di tempo), quella organizzata il 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, ha visto l'”Assemblea permanente delle donne contro la proposta Tarzia” presidiare l'ingresso della sede della Regione Lazio con cartelli e slogan, mazzetti di prezzemolo e coperchi di pentole. Quando in strada ha fatto una breve apparizione anche un gruppetto di sostenitori della proposta, simpatizzante del Movimento per la vita, la polizia “per precauzione” si è schierata in assetto antisommossa, impedendo al corteo dell'Assemblea di sfilare liberamente nei pressi della Regione. Proteste e manifestazioni vanno ormai avanti da mesi, da quando - era il 26 maggio 2010 -, la consigliera neo-eletta Olimpia Tarzia, proveniente dalla Lista della presidente Renata Polverini, presentava come primo atto legislativo del proprio mandato la proposta di legge n. 21, “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”, sottoscritta da tutti i consiglieri di maggioranza e da alcuni consiglieri di minoranza (che si affretteranno da lì a poco a ritirare la firma, sotto la pressione delle consigliere elette, non solo regionali). Cronistoria di una riforma contestata e delle proteste che si porta dietro.
Primavera/estate 2010: la collezione di “No alla legge Tarzia” La presentazione della proposta di legge provoca l’immediata reazione delle associazioni femministe e femminili regionali (da quelle storiche alle più giovani e studentesche), del Coordinamento Donne CGIL, cui si unirà quello della UIL, di lavoratrici dei consultori, di donne singole. Riunite sotto la sigla “Assemblea Permanente delle donne contro la proposta Tarzia” eleggono come sede la Casa Internazionale delle Donne di via della Lungara, a Trastevere.
Obiettivo dell’Assemblea è il ritiro della proposta, considerata “inaccettabile, irricevibile e inemendabile”. Nei fatti, il testo di legge Tarzia abroga la legge regionale 15/76, istitutiva dei consultori del Lazio, trasformando completamente attività e finalità dell'operato delle strutture consultoriali che, da centri per la salute riproduttiva, diventano praticamente luoghi di dissuasione dall’aborto. Inaccettabile, protesta l'Assemblea, lo spostamento dell'attenzione dalla salute riproduttiva della donna al “dovere morale” di fare figli (così nel testo) in nome di una famiglia “soggetto politico”. Altrettanto “irricevibile” la discriminazione delle famiglie non tradizionali (poiché non contemplate e nemmeno una volta nominate), l’istituzione di figure professionali non riconosciute dallo Stato a danno di quelle invece già esistenti e operative, i finanziamenti pubblici a strutture private, sia no profit che a scopo di lucro e, in entrambi i casi, di natura confessionale; gli sgravi fiscali per le strutture convenzionate, i bonus bebè alle donne sotto la soglia di povertà che accettano di non abortire. Costi in ogni caso non sostenibili dalla Regione. In un comunicato datato 7 luglio, la Casa Internazionale delle Donne, che ha dichiarato lo stato di agitazione permanente, diventa sede della protesta. “Stiamo vivendo un momento di pesante attacco all'autodeterminazione delle donne”, si legge nel testo, “la proposta di legge dice che le donne dovranno chiedere l'interruzione della gravidanza presso le associazioni familiari, e firmare un verbale quando rifiutano di tenerla, anche solo per dare in adozione il figlio. Nella stessa proposta, la soggettività delle donne e la loro libertà di scelta è completamente cancellata e viene sostituita con la difesa della famiglia e dei suoi 'valori etici', con il riconoscimento della centralità dei consultori privati. Si presenta una proposta di schedatura per le donne in gravidanza, per valutare la loro pericolosità per il neonato, in modo da controllarle, quando si sa che sono eventi imprevedibili con questi mezzi, e che solo il sostegno e l'aiuto dopo il parto possono prevenire queste tragedie della solitudine. E' indispensabile una ripresa di attività politica da parte delle donne, per difendere i diritti civili di cui sono titolari; è urgente una iniziativa diffusa che possa fermare questo attacco violento alla nostra libertà. Dichiariamo lo stato di agitazione permanente ”. Iniziano gli incontri settimanali dell’Assemblea Permanente, che da allora si tengono ogni lunedì, con l'obiettivo di progettare iniziative di opposizione alla proposta Tarzia. Tutto ciò, è avvolto dal quasi totale silenzio mediatico.
Il 15 luglio, la Casa Internazionale ospita un incontro promosso dalla consigliera regionale Giulia Rodano, vicepresidente della commissione Sanità e componente della commissione Cultura, che con la sua compagna di partito (IDV) Annamaria Tedeschi rende pubblico il proprio dissenso nei confronti della proposta Tarzia, e annuncia una serie di iniziative – anche legislative – per contrastarne l'iter di approvazione in Consiglio Regionale.
A settembre, l'Assemblea lancia la petizione “Salviamo i consultori”, e la raccolta firme per sostenerla. In pochi giorni, vengono raccolte più di cinquemila firme. Dopo poco, si affiancheranno nella raccolta i sindacati, le studentesse nelle università, le professioniste e i professionisti dei consultori, le donne dei partiti di opposizione. Intanto, il consigliere regionale Tonino D’Annibale (Pd) chiede che la proposta Tarzia venga discussa, oltre che presso la Commissione Lavoro e politiche sociali, presieduta da Maurizio Perazzolo (Lista Polverini) e di cui lo stesso D’Annibale è vice-presidente, anche in Commissione Sanità, presieduta da Alessandra Mandarelli (LP) e dalla vice Rodano. “La proposta di legge Tarzia non va a toccare solo le politiche sociali ma anche la sanità”, spiega D’Annibale “quindi dovrebbe essere discussa in seduta congiunta con la Commissione sanità”. Cosa che, però, non è mai avvenuta. A metà settembre iniziano le audizioni dei “contrari” e dei “favorevoli” presso la IX Commissione Lavoro (dureranno sino a fine gennaio 2011). Il primo ad essere audito è Claudio Cecchini, assessore provinciale alle Politiche sociali e della famiglia della Provincia di Roma, che esprime parere negativo. “Per mettere a punto un nuovo testo legislativo regionale”, dichiara Cecchini, “occorre coinvolgere gli operatori dei servizi territoriali, sanitari e sociali, l'associazionismo familiare, il terzo settore, le varie realtà sociali e sindacali, gli ordini professionali...Occorre verificare la volontà e la possibilità di mettere in campo adeguate risorse finanziarie, professionali e strumentali per l'effettivo raggiungimento degli obiettivi... Una nuova legge, fosse anche la migliore possibile, non supportata da risorse adeguate, non migliorerebbe il livello effettivo delle prestazioni attive sul territorio.”. Dello stesso avviso Luigi Taddei, assessore alle Politiche sociali e dalla famiglia della Provincia di Rieti, “in particolare, mi sembra che certe tutele previste dal provvedimento riguardino solo la famiglia, escludendo le coppie di fatto”.
|