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“Oggi non manderei nessuno in Afghanistan, si risolvano da soli i loro problemi”. E’ lo sfogo all’Ansa della madre di Luca Cornacchia, l’alpino rimasto ferito nell’attacco che sabato 9 ottobre è costato la vita a quattro suoi commilitoni, Gianmarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville, Marco Pedone. Sono gli ultimi, in ordine di tempo, soldati italiani morti sul fronte afghano dal 2004, anno in cui è iniziata la missione nel Paese. Vanno ad aggiungersi agli altri 26, morti in maggioranza in scontri a fuoco e attentati, ma si contano anche vittime di incidenti, malori ed un suicidio. Dall’inizio dell’operazione Enduring Freeedom nel 2001, sono 2200 i soldati caduti di diversa nazionalità e, secondo i calcoli del sito indipendente icasualties.org, questo 2010, con 323 morti nei primi sei mesi, si avvia ad esserne l’anno più cruento in assoluto. Dalla parte afghana, i civili morti a causa di bombardamenti aerei Nato, o presi nel mezzo di scontri a fuoco, sono diverse migliaia, in maggioranza bambini, donne e anziani dei villaggi delle zone teatro di operazioni di guerra. Nei primi sei mesi del 2010 i morti civili afghani erano già 1271. E mentre la politica italiana si prepara per questi altri funerali solenni, e discute della proposta del ministro della Difesa Ignazio La Russa di “armare con bombe i cacciabombardieri italiani per difendere i nostri soldati in Afghanistan”, monta la rabbia dei tanti cittadini e cittadine che si chiedono quale sia il senso di questa missione, e se abbia oggi un significato definirla ancora “missione di pace”. Se lo sono chiesti, con rabbia, anche alcuni parenti degli alpini caduti che, all’arrivo delle salme all’aeroporto di Ciampino, lunedi 12 ottobre, hanno così apostrofato La Russa: “signor ministro, godetevi lo spettacolo!”. “Mio figlio era alla sua terza missione in Afghanistan, ma questa volta era partito scontento", ha raccontato ancora all’ansa la madre di Luca Cornacchia, l’unico sopravvissuto del gruppo del 7.o Reggimento Alpini di Belluno, preso di mira nell’imboscata di Herat, “ la zona era più pericolosa e a casa lasciava un bambino di un anno. Oggi sarà informato dagli psicologi dei compagni che non ce l’hanno fatta.”.
Ecco i nomi dei militari italiani morti in Afghanistan:Caporal maggiore Giovanni Bruno, 3 ottobre 2004 - Capitano di fregata Bruno Vianini, 3 febbraio 2005 - Caporal maggiore capo Michele Sanfilippo, 11 ottobre 2005 - Tenente Manuel Fiorito e maresciallo Luca Polsinelli, 5 maggio 2006 - Tenente colonnello Carlo Liguori, 2 luglio 2006 - Caporal maggiore Giuseppe Orlando, 20 settembre 2006 - Caporal maggiori Giorgio Langella e Vincenzo Cardella, 26 settembre 2006 - Agente Sismi Lorenzo D'Auria, 24 settembre 2007- Maresciallo capo Daniele Paladini, 24 novembre 2007 - Maresciallo Giovanni Pezzullo, 13 febbraio 2008 - Caporal maggiore Alessandro Caroppo, 21 settembre 2008 - Maresciallo Arnaldo Forcucci, 15 gennaio 2009 - Caporal maggiore Alessandro Di Lisio, 14 luglio 2009 - Tenente Antonio Fortunato, Sergente Maggiore Roberto Valente, Primo caporal maggiore Matteo Mureddu, Primo Caporal Maggiore Giandomenico Pistonami, Primo Caporal Maggiore Massimiliano Randino, Primo Caporal Maggiore Davide Ricchiuto, 17 settembre 2009 - Caporal maggiore Rosario Ponziano, 15 ottobre 2009 - Agente Aise Pietro Antonio Colazzo, 26 febbraio 2010 - Sergente Massimiliano Ramadù e caporalmaggiore Luigi Pascazio, 17 maggio 2010 - Caporal maggiore scelto Francesco Saverio Positano, 23 giugno 2010 - Capitano Marco Callegaro, 25 luglio 2010 - Primo maresciallo Mauro Gigli e caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, 28 luglio 2010 - Tenente Alessandro Romani, 17 settembre 2010. |