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 Una scena dal film "Attenberg" di Athina Rachel Tsangari, Coppa Volpi come migliore attrice ad Ariane Labed
Acqua è uguale a Tempo, e l’acqua offre alla bellezza il suo doppio. Noi, fatti in parte d’acqua, serviamo la bellezza allo stesso modo.Toccando l’acqua, questa città migliora l’aspetto del tempo, abbellisce il futuro. Ecco la funzione di questa città nell’Universo. Perché la città è statica mentre noi siamo in movimento. La lacrima ne è la dimostrazione. Perché noi andiamo e la bellezza resta. Perché noi siamo diretti verso il futuro, mentre la bellezza è l’eterno presente. La lacrima è una regressione, un omaggio del futuro al passato. Ovvero è ciò che rimane sottraendo qualcosa di superiore a qualcosa di inferiore: la bellezza all’uomo. Lo stesso vale per l’amore, perché anche l’amore è superiore, anch’esso è più grande di chi ama. (da “Fondamenta degli incurabili” di Josif Brodskij)
“Fondamenta”. E’ la parola che scandisce questo mio diario da Venezia, oggetto la 67.ma Mostra Internazionale D'Arte Cinematografica. Ci sono arrivata, al Lido, mentre la Mostra era già in corso, inviata da women in the city (lsognavo di venerci da quando, ragazzina, ho realizzato che la mia vera passione era e sarebbe stata sempre solo una: recitare, essere e fare l’attrice, come mestiere, come impegno consapevole). E' durata una settimana; e per tutto questo tempo, Fondamenta Nove ha segnato il mio punto di attracco quotidiano, di giorno e di notte, e non solo per salire e scendere dai traghetti. Nel significato reale e metaforico a cui si presta la spiegazione del termine “fondamenta”, la citazione da Josif Broskij, righe che il poeta dedica all'amata Venezia, mi sembrano adesso perfette per trasmettervi ciò che di questa Mostra 2010 è arrivato a me, giovane sconosciuta aspirante attrice, artigiana della scrittura del sogno, nel mistero della forza regale di questa città gloriosa.
Quando arrivo al Lido, già tutti i giornali hanno parlato del “femminile” che vi domina. La cosa mi intriga, sono qui proprio per immergermi in queste altre “fondamenta”, l’arte cinematografica ancorata all’universo Donna. Sarò capace di darvi uno sguardo di genere, oltre al dato oggettivo che riguarda in primo luogo il numero? Tanti, tantissimi infatti sono i titoli delle pellicole al femminile, le registe di fiction o documentari presenti; le attrici protagoniste o con ruoli di grande rilievo in film italiani e stranieri; le storie, i soggetti, le biografie le cui origini affondano nell'identità, anima e corpo, delle donne. Tento una statistica, con il programma in mano: la ”quota rosa” alla Mostra Internazionale di Venezia edizione 2010 segna una media di circa tre film di o su donne al giorno.
Comincio a segnare, con la crocetta, i film da vedere. Quasi non smetto più. Al nastro di partenza, nello stesso giorno d’esordio – dopo “Black Swan” di Darren Aronovsky e “Machete” di Robert Rodriguez, interpretati da quattro brave attrici straniere: Mila Kunis, vincitrice del Premio Marcello Mastroianni, Natalie Portman, Jessica Alba, Michelle Rodriguez - , ci sono Catherine Breillat con “La Belle endormie” e Sarah Bouyain con “Notre étrangère”; c’è l’omaggio alla grande fotografa Lisetta Carmi protagonista del documentario di Daniele Segre “Lisetta Carmi. Un'anima in cammino”. Il giorno dopo, segno Elisabetta Sgarbi con “Se hai una montagna di neve, tienila all'ombra”, quindi la ri-proiezione di un film del 1970 e premiato proprio qui: “Wanda” di Barbara Loden (scomparsa nel 1980), e “Miral” di Julian Schnabel, tratto dal libro della giornalista Rula Jebreal. Il 3 è il giorno di Sofia Coppola con “Somewhere” - vincitore del Leone d'Oro -, di Roberta Torre con “Baci mai dati”, di Michelle Bonev con “Goodbye Mama”, coproduzione italo-bulgara premiata con il premio speciale Action for Women, in occasione del 60° anniversario della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali.
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