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E il console russo di Khoi, incaricato, dopo il passaggio dei turchi e dei curdi, di seppellire gli armeni, scrive:
“Non dimenticherò mai questi orrori. Sono dieci notti che mi sveglio in preda a incubi angosciosi. Dalle fosse espressamente scavate ho fatto estrarre 850 cadaveri decapitati. I pozzi della città sono pieni di sangue. I carnefici avevano attaccato le vittime a corde e le facevano scendere nei pozzi fino a che il corpo fosse immerso e lasciando solo la testa all’aria aperta. Poi, con un colpo di spada, decapitavano il poveretto. Il corpo era lasciato cadavere nell’acqua, la testa, infilata in un palo, veniva esposta nella piazza della città o portata in trionfo sulle punte delle baionette. Ma, quando avevano fretta inchiodavano gli armeni a un muro e li massacravano a colpi di sciabola…”
Prima della grande guerra gli armeni dell’impero ottomano erano 1 milione e 800 mila. Se ne contavano poco meno di un terzo, nel 1918, allorché le grandi potenze presero atto ufficialmente del massacro e ne chiesero conto ai turchi. Si dà per certo che 600 mila persone siano state trucidate e altre 600 mila siano fuggite altrove. I superstiti conobbero orrori e paure terribili. Lo sgretolarsi dell’impero li trovò sparsi lungo le coste del Mediterraneo, nelle nazioni nate dal disfacimento del vecchio regno di Abdul Hamid. Come scrive uno di loro, Elia Kazan, “erano fantasmi che non riuscivano più a credere alla speranza”.
Il governo tedesco, alleato della Turchia, censurò le informazioni sul genocidio. La Germania manteneva, in Turchia, durante il conflitto, una missione militare molto importante, fino a 12.000 uomini. E, dopo la guerra, in Germania si rifugiarono i responsabili del genocidio, compreso Mehmet Talat Bey. Quest’ultimo fu assassinato a Berlino, il 16 marzo 1921, da un giovane armeno. Il Trattato di Sèvres, firmato, il 10 agosto 1920, tra gli alleati e l’impero ottomano prevedeva la messa in giudizio dei responsabili del genocidio. Ma il sussulto nazionalista di Mustafa Kemal sovvertì queste buone risoluzioni e portò a una amnistia generale, il 31 marzo 1923. I nazisti trassero insegnamento dal primo genocidio della storia e da questa occasione perduta di giudicare i responsabili.
“Chi ricorda più lo sterminio degli armeni?”, avrebbe lanciato Adolf Hitler, nel 1939, alla vigilia del massacro dei disabili del suo paese (lo sterminio degli ebrei sarebbe avvenuto due anni più tardi). Soltanto negli anni 1980 l’opinione pubblica occidentale ha ritrovato il ricordo di questo genocidio. Nel 1991, il cineasta francese di origine armena, Henry Verneuil, ha rievocato in un film sconvolgente, Mayrig (Madre), la storia della propria famiglia che ha vissuto nella carne questo dramma, un film mai proiettato nelle sale cinematografiche italiane.
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