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Agli asini e ai muli, senza i quali nulla di tutto ciò sarebbe accaduto.
La mondializzazione ha modificato il rapporto con il tempo e con lo spazio. Le evoluzioni tecnologiche, economiche, politiche hanno provocato, moltiplicato le relazioni tra le persone, le culture. Ma se le genti si incrociano sempre più, possiamo dire che si incontrano? La paura dell’Altro, alimentata dall’ignoranza, nutre il razzismo. Vivere con i propri simili rassicura, ma i comunitarismi chiudono, inquietano. È una banalità affermare che l’incontro con l’Altro permetta l’incontro con noi stessi. È identificando l’Altro che identifichiamo noi stessi. Chi viaggia senza incontrare l’Altro non viaggia, si sposta. Diverse ragioni legano Daniela Zini all’Asia, che negli anni si è specializzata sui territori legati anche a Marco Polo. Così è nata l’idea di questo viaggio – viaggio di penna, iniziatico e politico - da Occidente a Oriente, attraverso il cuore pietroso dell’Asia. Sulle strade che videro Gengis Khan e Marco Polo, per luoghi e civiltà di importanza strategica fondamentale nell’incontro con l’Altro, ieri e oggi. Partendo da Venezia, la Serenissima di Marco Polo, specchio di ogni partenza e di qualsiasi seppur difficoltoso ritorno.
1. Marco Polo sulla Via della Seta
“Nous en savons moins sur les routes et le but d'une vie d'homme que sur ses migrations l'oiseau.” Marguerite Yourcenar
Era l’anno 1298 quando Genova sconfiggeva la squadra navale della Repubblica Veneta nella battaglia navale di Curzola, facendo, tra l’altro, un numero elevato di prigionieri. Tra loro vi era un mercante, di nome Marco Emilio Polo, il quale, messo in carcere insieme con un letterato, Rustichello da Pisa, iniziò ben presto a strabiliare il suo compagno di pena con racconti che, a prima vista, sembravano incredibili. Il veneziano, infatti, con quel suo parlare cantalinante e fiorito, faceva rivivere tra le ristrette mura grigie della prigione, viaggi in paesi lontani, visite a signori dalla pelle gialla e dagli occhi a mandorla, avventure con uomini di cui, in occidente, non si era mai sentito parlare se non nelle fiabe… abitanti di terre che neppure i temerari mercanti veneti o genovesi avevano mai fino allora raggiunto. Affascinato dalle sue parole, Rustichello pensò di mettere per iscritto quanto il suo compagno di cella gli raccontava. Fu così che, tra le oscure mura di un carcere, vide la luce uno dei libri più straordinari di ogni tempo, uno dei più importanti libri di viaggio che siano mai stati scritti. Un’opera cui fu dato il titolo francese di Livre des merveilles du monde, mutato, successivamente, in Milione, dal secondo nome di colui che ne era l’effettivo autore: Marco Emilio Polo. Le avventure del mercante veneziano, un poco alterate dalla fantasia, ma fondamentalmente esatte, da principio non furono credute; i suoi contemporanei non potevano neppure supporre o immaginare che, in paesi tanto lontani dall’Europa, potesse fiorire una civiltà così avanzata come quella descritta, appunto, da Marco Polo. Solo più tardi, quando il veneziano era, ormai, passato nel mondo dei più, si poté accertare che le sue avventure non erano affatto frutto solo di fantasia. Le aveva realmente vissute, nel lontanissimo oriente e solo, di quando in quando, – nei dettagli del racconto – la sua fantasia aveva avuto il sopravvento sulla meravigliosa realtà.
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