| Press |
| Una sentenza importante per i diritti delle donne | | Stampa | |
| comunicato stampa |
| Venerdì 08 Giugno 2012 12:33 |
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Con una sentenza esemplare la Corte d’assise d’appello de L’Aquila si è espressa a favore di diciassette donne nigeriane costrette a prostituirsi sulla Bonifica del Tronto in condizioni di grave sfruttamento: 50.000 euro di provvisionale immediata per ogni ragazza, la revoca della confisca dei beni sequestrati agli imputati in favore dello stato e il sequestro conservativo in favore delle vittime. "La storia era cominciata quattro anni fa, quando la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Teramo trasmetteva alla sezione Anticrimine dell'Aquila apposita delega tendente a verificare la riduzione in schiavitù di giovani nigeriane, che, grazie al sostegno di On The Road e di BeFree, cooperativa sociale contro la tratta, violenze e discriminazioni, erano riuscite a vincere il terrore e a fornire elementi importanti per le indagini sul racket dei trafficanti di esseri umani. A conclusione del processo il GUP de l’Aquila aveva decretato condanne per oltre 100 anni per 19 imputati, riconoscendoli colpevoli di gravissimi reati quali associazione per delinquere finalizzata alla tratta, riduzione in schiavitù, immigrazione clandestina. Ma gli avvocati delle associazioni attive nel contrasto al traffico di esseri umani (Guido Talarico e Michela Manente per OnThe Road, Cristina Perozzi che lavorano tra Abruzzo e Marche, e Carla Quinto di BeFree, radicata a Roma) volevano altro: volevano che le vittime fossero immediatamente risarcite con il danaro ed i beni sequestrati al ricco e spietato racket. E questa è stata la richiesta dalla quale è partito l’appello, che si motivava con il richiamo a disposizioni specifiche: l'art. 600 septies c.p. (norma che esprime la clausola di salvezza “fatti salvi i diritti della persona offesa”, introducendo una sorta di privilegio a vantaggio del danneggiato dall'illecito, le cui pretese civilistiche si impongono su quelle ablative dello Stato), e la direttiva UE n. 36/2011 che impone il risarcimento alle vittime di tratta in particolare l'art. 13 impone di La vittoria dei legali specializzati sul traffico di esseri umani rappresenta un fatto importante nella lotta alla tratta e nella costruzione di una società civile consapevole di quanto il reato sia grave e devastante per le vittime. Esprime un valore altamente simbolico, oltre che immediatamente monetario: riconosce come profondamente devastante il danno che deriva alle vittime dalla condizione nella quale sono imprigionate, in un momento in cui i governi nazionali e locali non sanno che esprimere politiche repressive, securitarie e di “decoro urbano” nei confronti delle Che sono invece, e questa sentenza lo ribadisce, vittime di un gravissimo reato transnazionale che ne lede i diritti fondamentali. BeFree e On The Road, costituitesi parte civile nel processo, hanno ottenuto 10.000 euro di risarcimento". E' una grande vittoria per le vittime della tratta, a nome delle quali, come Associazione, abbiamo sempre formulato la speranza che si potesse arrivare a questo risultato, nel solco di una cultura che vede l'associazione Libera e l'ass. Flare battersi contro le mafie e puntare sul sequestro dei beni da Si apre una nuova stagione di lotta alla tratta: ora bisogna puntare ad sequestro dei beni dei capi del traffico in Nigeria. In tal senso chiederemo che siano per prime le comunità nigeriane che rappresentano i migranti in Italia e in Europa a far propria la cultura della legalità e a fermare il Isoke Aikpitanyi Tags:Press |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Giugno 2012 12:42 |
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Alcuni dicono che una parola è morta quando viene detta, io penso che cominci a vivere solo allora (Emily Dickinson)
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