facebooktwitter
/ SEARCH
NEWSLETTER


Life
Lettera alle mie sorelle, dal Marocco allo Yemen PDF  | Stampa |
di Mona Eltahawy   
Lunedì 04 Giugno 2012 11:58

 

 

 

 
Tela di Leila Essaydi


In “Distant View of a Minaret”, Alifa Rifaat, autrice egiziana troppo poco conosciuta, comincia il suo racconto con la storia di una donna cosi indifferente al rapporto sessuale con il marito che, mentre lui è concentrato sul piacere, lei se ne sta ad osservare una tela di ragno sul soffitto, da spazzare più tardi. La donna ha tutto il tempo di ruminare sui suoi ripetuti rifiuti di prolungare l'amplesso sino a farle raggiungere l’orgasmo, “come se egli volesse privarla deliberatamente.”.
Nel momento in cui si sta rifiutando di farla godere, l’appello alla preghiera mette fine al suo orgasmo, ed egli interrompe il rapporto. Lei va a lavarsi, poi si perde nella preghiera – talmente più appagante del sesso che spera ardentemente arrivi presto la prossima -, e si mette al balcone a guardare la strada.
Smette di sognare per preparare coscienziosamente il caffè che il marito berrà dopo la siesta. Lo porta in camera, per versarlo davanti a lui, come gli piace, e si rende conto che è morto. Manda i figli a cercare un medico.

Tornò in sala e si versò il caffè, per sé. La sua calma la stupiva.”.

In appena tre pagine e mezzo, Rifaat srotola un terzo di sesso, di morte e di religione, e come un bulldozer schiaccia qualsiasi negazione e velleità difensiva per andare dritto al cuore della misoginia nel mondo arabo. Non c’è di che indorare la pillola. Loro non ci odiano a causa delle nostre libertà, come vorrebbe il cliché americano usato post-11 settembre. Noi non abbiamo libertà perchè essi ci odiano, come dice così potentemente questa donna araba.

Si: ci odiamo. Bisogna dirlo.
Alcuni mi chiederanno perché tratto questo tema adesso, mentre la regione si solleva, nutrita per un volta non dall’odio abituale dell’America e d’Israele ma da un’esigenza comune di libertà. Dopo tutto, non è vero che bisogna ottenere diritti di base per tutti, prima che le donne possano esigere trattamenti particolari? Che cosa ha a che vedere il genere, o il sesso d’altronde, con la Primavera araba?      

  
La nostra rivoluzione non è iniziata
Non parlo del sesso nascosto negli angoli oscuri o nelle stanze chiuse. Un sistema politico ed economico integrale che tratta la metà degli esseri umani come animali, deve essere distrutto nel momento stesso in cui si abbattono i tiranni più ostentati che spengono l’avvenire della regione. Fino a che la nostra collera non si sposterà dagli oppressori nei palazzi presidenziali agli oppressori in casa e nella strada, la nostra rivoluzione non sarà iniziata.

Certo: è vero, le donne del mondo intero hanno problemi; è vero, gli Stati uniti non hanno ancora eletto una donna presidente; e sì!: le donne continuano ad essere trattate come oggetto in molti paesi “occidentali” ( io vivo in uno di essi).  In generale, quando si cerca di discutere le ragioni per le quali le società arabe odiano le donne la conversazione finisce così.  

Ma mettiamo da parte quello che gli Stati uniti concedono o non concedono alle donne. Ditemi il nome di un paese arabo, e vi reciterò una litania di abusi, alimentati da un mélange tossico di cultura e religione, che sembra non si possa volere o potere districare per paura di bestemmiare o di scioccare.


Immaginate… E’ 1000 volte peggio      
Quando più del 90% delle donne sposate in Egitto – compresa mia madre e cinque delle sue sorelle – hanno subito una mutilazione genitale in nome della decenza, allora è certamente necessario che tutte ci mettiamo a bestemmiare. Quando le donne egiziane sono sottomesse ad umilianti “test di verginità” unicamente perché hanno osato prendere la parola, non è tempo di tacere. Quando un articolo del codice penale dice che se una donna è stata picchiata da suo marito “ con buone intenzioni” nessun danno punitivo può essere richiesto, allora al diavolo il politicamente corretto.
Ditemi, per piacere, che cosa comprendono le “ buone intenzioni”. Legalmente, i colpi che “non sono violenti” o “ diretti contro il viso”.



Ultimo aggiornamento Martedì 10 Luglio 2012 20:15
 

Appuntamenti

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio

Il SILENZIO, Compagnia Teatro della Fede, carcere di Venezia il 14 maggio, carcere di Taranto il 20 maggio, uniche spettatrici le detenute  

MOSTRA STORICA UNIONE FEMMINILE NAZIONALE (1899-2012), a Milano, inaugurazione il 15 maggio presso Unione Femminile


Natura e...
Cerca in Natura-e...:
Sfoglia il catalogo:
. i fenomeni
. i materiali
. il cielo
. il mare
. il tempo
. la musica della natura
. la terra
. nel verde


 

witc ascolta


PATTY SMITH "I, as a Person"
di Giorgio Gaber



Ideato e diretto da Nella Condorelli © FACTORY FILM SRL.
Powered by Joomla!. - Designed by DreamyourMind - Valid XHTML and CSS.