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L'intervista/Interview - L'intervista/Interview
" Mi sono messa in prima linea per aiutare le persone ad uscire dalla crisi" PDF  | Stampa |
di Adriana Apicella   
Venerdì 25 Maggio 2012 13:48

 

 

 

 

“Ciò che si vede oggi è solo la punta dell’iceberg. La crisi la stiamo vivendo già dal 2008, purtroppo è stata sempre sottovalutata dal governo.  A farci arrivare a questo punto è stato un insieme di fattori: la diminuzione delle commesse, la riduzione della liquidità circolante, i ritardi nei pagamenti sempre più frequenti. E così ti trovi schiacciato tra interessi bancari che devi pagare,  costi vivi aziendali che devi sopportare e tasse, sempre più alte. La cosa spaventosa è che la depressione che colpisce l’imprenditore come pure l’operaio o il pensionato, mette in evidenza un quadro terribile: e cioè che si è arrivati al punto che è più facile pensare di morire che non di andare avanti. Ma i problemi non si cancellano con la morte, quello che ci vuole è la solidarietà…”.
A parlare è Giorgia Frasacco, figlia di Mario, l’imprenditore romano che si è tolto la vita lo scorso 4 aprile, uno di quei suicidi che la cronaca della crisi economica continua amaramente a registrare. Per poi girare pagina, obbligata dalla quotidiana notizia. Rimangono sullo sfondo storie di vite interrotte, gesti uguali improvvisamente diversi. Ma dietro i riflettori spenti, ci sono persone non numeri.
Giorgia è una di loro, una ragazza giovane, che ha deciso di vivere il suo dolore impegnandosi in prima persona perché altri non abbiano a subirlo. In questa intervista racconta la sua giornata, centrata sull’impegno con il volontariato, e la voglia di non arrendersi…

 

 

Adriana Apicella - Chi era suo padre? Che ricordi ha di lui come imprenditore?
Giorgia Frasacco
- Un uomo tenace che ha difeso con tutte le sue forze l’azienda ed i suoi operai e che ha sofferto molto quando ha dovuto mettere in cassa integrazione alcuni di loro. Mio padre, ha sempre preferito fare contratti a tempo indeterminato e garantire in toto i suoi dipendenti.
Un esempio su tutti: il nostro capo operaio è in azienda da 21 anni, un altro da 12 anni….perché si deve cambiare? Squadra che vince non si cambia! La flessibilità prevista dall’art. 18, un articolo che tra l’altro quasi ignoravamo fino a quando non ha suscitato tutto questo scalpore, a noi non interessa perché gli impiegati sono risorse umane su cui investire. Per cui che senso ha assumerlo solo per un determinato periodo e poi mandarlo via?
A dirla tutta la modifica di questo articolo a noi, piccole e medie imprese, non risana proprio nulla, anzi destabilizza ancora di più un mondo di per sé già così precario. Sulle sue rinunce si sono dette tante cose ma non la verità; ad esempio aveva rinunciato già da tempo alla trasferta a Dubai, (e noi ne eravamo a conoscenza) perché non gli era piaciuto il modo in cui la Cna la stava organizzando.

A.A. Che domande si pone oggi?
G.F.
La prima cosa che mi sono chiesta è stata: come lo sostituisci? Ma soprattutto hai la forza di sostituirlo? In effetti mi è stata stravolta l’ordinarietà della mia vita ed è stato necessario reinventare un nuovo sistema per andare avanti non solo lavorativamente parlando ma anche personalmente.
L’idea di sapere che non c’è più fa molto male; è pesante andare in ufficio e non vedere quegli occhi di consenso che c’erano in lui. Nonostante non fosse un sentimentale, aveva quegli sguardi, quei piccoli gesti che ti rassicuravano.
È fuori discussione che quotidianamente vivo conflitti interni di sentimenti che si accavallano e che devo imparare a gestire; a dirlo sembra facile ma posso assicurare che non lo è. Quando la sera resto sola con me stessa, voglio o non voglio, devo affrontare le mie paure;  il dolore che trattengo durante il giorno esce fuori e sento enormemente il  vuoto che ha lasciato il mio papà.
Non nascondo che tante volte mi sento colpevole di non aver capito, di non aver saputo interpretare qualche suo gesto; scavo nella memoria per andare a cercare se c’è stato un momento in cui avrei potuto capire e non l’ho fatto oppure l’ho sottovalutato. Poi la mattina mi rialzo e ricomincio con la grinta di sempre perché so che devo andare avanti. 



A. A. Come è iniziata questa sua necessità di impegnarsi in prima persona nella battaglia per non dimenticare questa ed altre tragedie come la sua? 
G.F.
C’era la fiaccolata organizzata al Pantheon, mille persone che con una candela in mano che hanno ricordato tutte le vittime. Si è fatto clamore, i media hanno seguito l’evento. Ma cosa è successo poi? Niente, sto ancora aspettando che qualcuno, con un potere decisionale forte, mi chiami e mi dica:  senta che si può fare per risanare questa situazione? Ci sono casi in cui bastano già solo tremila euro per superare il momento nero.
Voglio aggiungere una cosa: non è vero che tutte le persone che si suicidano sono depressi cronici. Uno psicologo mi ha mostrato il quadro del fenomeno durante questa crisi:  è l’oggettività della realtà che si  vive che destabilizza così tanto la vita da creare degli scompensi  tanto da eliminare totalmente i colori facendo vedere tutto in bianco e nero. La cosa spaventosa è che questa depressione, che colpisce l’imprenditore come pure l’operaio o il pensionato, mette in evidenza un quadro terribile: e cioè che in Italia si è arrivati al punto che è più facile pensare di morire che non di andare avanti. Tantissimi sono i giovani imprenditori suicidi, in tutta Italia; tutti miei coetanei!
Quando sento che si è uccisa un’altra persona, dentro di me nasce una sensazione di  fallimento perché quando qualcuno decide di chiudere la porta alla vita, per i familiari che restano oltre al dolore della mancanza si associa anche quello del dopo. I problemi non si cancellano con una morte; anzi se la strada prima era in salita dopo è ancora più impervia.


A. A. Condividere è importante, che significa oggi per lei “condivisione”?
G.F.
Sono convinta che il nostro sia un paese solidale e con tanti valori; dobbiamo solo prendere  coscienza di riappropriarci della nostra Italia. Inoltre, essendo iscritta da tempo ad “Imprese che Resistono” (www.impresecheresistono.org), il movimento nato per dar voce alle tante aziende italiane e che conta già circa 4000 imprenditori, ne ho avuto la certezza.
Siamo arrabbiati con il sistema e condividiamo le stesse difficoltà sul blog, nostro punto di incontro. Un vero e proprio confessionale dove trovi l’esperienza della persona che ha già vissuto la tua stessa situazione e magari è riuscita a risolverla oppure quella di un’altra che vive le tue stesse difficoltà ed allora ti incoraggia ad andare avanti. A questo si aggiunge un progetto stupendo, partito sempre dal movimento, che è “Terraferma” (www.terraferma-icr.it) ovvero un insieme di psicologi che si sono uniti volontariamente e che, gratuitamente, si approcciano con la persona in difficoltà impedendole magari gesti inconsulti. Noi stessi collaboriamo con loro; ci arriva di tutto dalla segnalazione disperata dell’operaio allo sconforto dell’imprenditore.



A. A. Lo scorso giovedì 24 maggio, lei insieme al presidente del movimento Luca Peotta,  Antonella Lattuada, Danilo Marchetti e Marco Pomaro, vi siete incontrati con il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Cosa gli avete chiesto ?
G.F.
Punti di ascolto in tutta Italia, che Befera ci ha garantito, tramite  l’avviamento di un dialogo diretto tra i nostri referenti locali e le direzioni regionali dell’Agenzia delle Entrate. Parallelamente, anche presso le direzioni regionali di Equitalia saranno aperti, sempre nelle prossime settimane, ulteriori desk di ascolto per fronteggiare le situazioni più complesse.
Il direttore della Cna di Roma, Lorenzo Tagliavanti, parlando della crisi ha proposto  di “rafforzare l'unico strumento che facilita l'accesso al credito dei piccoli imprenditori: i consorzi fidi”.
Devo dire che la Confidi, con cui siamo garantiti, ha pensato bene,  in un momento di crisi come questo, di ridurre le tranche del pagamento degli interessi passando dalle due quote semestrali ad una quota annuale, da pagare tra l’altro il primo gennaio. Parlo della mia esperienza  e dico che a gennaio in un periodo già difficile – pagamento delle tredicesime degli stipendi, degli interessi bancari al 31 dicembre, pagamento delle F24 doppio rispetto a quello ordinario, a causa  delle tredicesime -  come inizio non è male, no? Se questo per Tagliavanti è un sistema per aiutare le aziende ben venga, ma ci facesse vedere come fare.



A. A.Come si vede, nel futuro?
G. F.
Il mio futuro cerco di viverlo giorno dopo giorno con calma, perché in questo momento non ho la forza mentale di andare a vedere quello che accade domani. Io, i miei fratelli e la compagna di mio padre, dobbiamo ancora stabilire tutto; del resto è successo due mesi fa. Fin dal giorno dopo abbiamo deciso di andare avanti e di non chiudere l’azienda.
Ora stiamo cercando di puntare la bussola per capire dove andare.  Indubbiamente devo ammettere che la mia vita, da quel giorno, è cambiata. A livello familiare perché è venuto a mancare un pilastro fondamentale del mio quotidiano. A livello personale perché, oltre a voler portare avanti l’azienda, ho aggiunto una missione:  quella di poter aiutare più persone possibili ad uscire fuori da questo tunnel e trovare una via di uscita insieme. Dobbiamo smetterla di guardare solo il proprio orto e fintanto che è verde e florido poco importa se quello del vicino si secca.
Puntiamo ad essere uniti, puntiamo a condividere le nostre esperienze e le nostre conoscenze. Arrendersi mai! Tante volte, parlando con amici, sembra che l’unica chance sia andare all’estero. Io rispondo che qui c’è tutto per costruire  un  futuro. Abbiamo alle nostre spalle storie di conquiste incredibili, di cervelli eccellenti; dobbiamo solo riprenderci ciò che è nostro.

A. A. Lei è mamma, che valori trasmetterà ai suoi bambini?
G. F.
Sicuramente quelli che mi ha trasmesso mio padre: l’onestà, il rispetto per il lavoro proprio e quello altrui, il valore della famiglia. La mia speranza è di farli crescere sereni in un’Italia viva, creativa, operativa.

Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Giugno 2012 19:35
 

Appuntamenti

Le radici della nostra Repubblica. TRIANGOLI DI MEMORIA. Un progetto di ricerca multimediale sulla Storia delle donne nella Resistenza: le Deportate Politiche e Razziali, convegno a Roma, Camera dei Deputati, 30 maggio 2013

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio


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