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Un Libro Bianco su Roma “ per affermare idee alternative sulla città come bene comune, sugli spazi pubblici come luogo della libertà e della tensione alla giustizia, sulla possibilità di un welfare rispettoso della umanità di tutte e tutti". E’ l’obiettivo del Gruppo “ Donne della Sinistra Romana” che giovedi 1 luglio ha convocato il suo primo incontro di riflessione sulla base di un Documento politico condiviso, firmato da Rita Corneli, Elettra Deiana, Francesca Ferrucci, Francesca Koch, Giovanna Morelli, Isabella Peretti, Silvana Pisa, Valentina Rinaldi, Cristina Rosselli del Turco
Ecco il testo.
A due anni dall’insediamento della giunta Alemanno, gli effetti negativi di questa amministrazione sulla vita degli/delle abitanti di Roma sono palesi e drammaticamente evidenti. Il volto di una città che si rappresentava amica e ospitale si è trasformato in un volto ostile e respingente; in particolare le donne in questa città hanno visto restringersi i loro spazi di cittadinanza, non solo per i tanti tagli ai servizi e per il dissesto di quelli rimasti, ma anche (soprattutto) per il clima che progressivamente si è instaurato, di sessismo, di razzismo e di violenza diffusa. Le innumerevoli aggressioni alle persone omosessuali si accompagnano agli infiniti atti di razzismo e xenofobia, con la complicità del razzismo istituzionale, di amministratori arroganti e incompetenti ( basti citare l’assenza totale della amministrazione capitolina rispetto ai giovani lavoratori venuti a Roma da Rosarno , o la mancanza di risposte adeguate e responsabili alla emergenza degli afgani o dei rifugiati politici cacciati dai Centri per far posto agli sfrattati, cacciati a loro volta dalle occupazioni del Regina Margherita e della Salaria..) La vita delle donne romane è visibilmente peggiorata per la crisi dei servizi: il taglio degli asili nido comunali, trionfalmente annunciato e messo in atto da Alemanno, la restrizione delle classi di scuola materna, la volontà di privatizzare servizi essenziali, come la scuola o la sanità, le pratiche di ostruzionismo rispetto ai diritti alla salute e alla autodeterminazione delle donne, le difficoltà dei consultori, la progressiva soppressione degli sportelli per le donne, le difficoltà dell’abitare, il malfunzionamento dei trasporti…sono gli ostacoli che sperimentiamo ogni giorno Il trasferimento della gestione di alcuni servizi ( per es. per le donne vittime di violenza) dalle associazioni di donne alle associazioni di ispirazione religiosa è il segno inequivocabile della subalternità dell’amministrazione capitolina ai voleri e agli interessi del Vaticano e della curia romana. La questione delle comunità rom, che certo non era stata affrontata in modo credibile dalla giunta Veltroni, è ora ancora più drammatica, dopo i trasferimenti forzati, nella incertezza delle nuove destinazioni che comunque confermeranno l’intenzione di escludere queste comunità dal contesto cittadino, deportarle in luoghi esterni e irraggiungibili con i mezzi pubblici, cancellare le lunghe e importanti esperienze di scolarizzazione o le diverse attività lavorative. Ma non sono solo i gravi disservizi a peggiorare la nostra vita: i tagli alle iniziative culturali hanno penalizzato le espressioni di creatività artistica femminile e le possibili occupazioni lavorative, mentre per la giunta la “cultura” si identifica con la Formula 1, il casinò di Ostia, le discoteche a Piazza di Siena e a Villa Borghese, il Beach Village al Circo Massimo, i carri di carnevale con le immagini dei nazisti, lo stucchevole dibattito sull’Ara Pacis…; la giunta Alemanno condivide con il governo una visione estremamente volgare e davvero pericolosa della cultura e della ricerca. La visione urbanistica della città e dei nuovi insediamenti (ahimè, già avviata da Veltroni) sta moltiplicando la invivibilità di interi quartieri ( es. Ponte di Nona) mentre si profilano scelte irresponsabili e deliranti sulle nuove acquisizioni municipali ( es. le caserme di Prati). Tutto questo si colloca all’interno di un clima culturale e politico reazionario, volgare e aggressivo; è parte del più ampio attacco ai diritti e alla cittadinanza ( cfr. libro bianco di Sacconi) e di un discorso pubblico sulle donne che le vuole sotto tutela, ricondotte in una collocazione familiare e di servizio; in questo clima si arriva al cinismo di chi, come la società dei ginecologi italiani, intende risolvere la solitudine delle madri che per disperazione infieriscono sui loro piccoli con un Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Non mancano certo esempi di resistenza e di contrasto a questo stato di cose; in molti quartieri di Roma sono attivi comitati di operatrici e genitori a difesa degli asili nido comunali; alcune esperienze di occupazione, nonostante tutto, continuano ad essere punto di riferimento e di azione politica; non mancano esperienze innovative di imprenditoria femminile, migrante e non, mentre restano attivi gli sportelli per la salute delle donne o i servizi di accoglienza per le donne vittime di violenza. Dobbiamo tuttavia prendere atto del diffondersi di un atteggiamento di progressiva sfiducia nelle possibilità della azione politica; a fronte delle crescenti difficoltà e sofferenze individuali, dell’esasperarsi delle solitudini e della chiusura difensiva nei propri microcosmi, sembrano impraticabili le modalità di quella relazione tra donne che è alla base della nostra concezione della politica, la speranza di un’azione collettiva e, prima ancora, di un pensiero comune e condiviso. La crisi attuale ci colpisce non solo nella dimensione materiale, ma anche per la disgregazione sociale, per l’incapacità di condividere analisi e prospettive. Riflettendo sulle difficoltà di questo momento, e pensando a come affermare ancora la nostra soggettività politica, abbiamo individuato un percorso su cui vorremmo confrontarci con le donne interessate, impegnate a livello comunale e municipale, nelle istituzioni, nei territori, nei servizi, nei luoghi di lavoro, partendo dalla verifica e dalla discussione su questo testo di invito, per delineare insieme una strategia di presenza. Vorremmo cioè, costruire una sorta di “libro bianco” sulla città, in cui alla denuncia delle inadempienze e delle nefandezze della giunta , si oppongano la voce e le pratiche di quante e quanti resistono per costruire una città diversa , per affermare idee alternative sulla città come bene comune, sugli spazi pubblici come luogo della libertà e della tensione alla giustizia, sulla possibilità di un welfare rispettoso della umanità di tutte e tutti. Per continuare insieme questa riflessione e per arricchirla delle considerazioni e delle proposte di tutte, vi proponiamo di incontrarci Giovedi 1 luglio alle ore 17 , in Via Giannone n.5 Rita Corneli, Elettra Deiana, Francesca Ferrucci, Francesca Koch, Giovanna Morelli, Isabella Peretti, Silvana Pisa, Valentina Rinaldi, Cristina Rosselli del Turco
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