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Algeri, 13 maggio 2012 - L'annuncio ufficiale dei risultati delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblée Nationale, il Parlamento algerino.
145 donne elette, in maggioranza nella lista del Front de Libération nationale (Fln), partito al governo, il vincitore assoluto delle elezioni legislative in Algeria. Il FLN conquista 220 seggi, seguito dal Rassemblement Démocratique National, partito laico che conquista 68 seggi, già alleato del FLN nel precedente governo. Secca sconfitta dell'Alleanza verde, l’accordo tra tre partiti islamici, che di seggi ne prende 48. 20 vanno al Parti de Travailleurs di Louise Hanoune (che protesta denunciando brogli) e 20 al Parti des Forces Socialistes, tornato al voto dopo il boicottaggio delle passate elezioni. Ma gli osservatori internazionali (500) concordano nel sostenere che le elezioni si sono svolte regolarmente. Le donne elette sono il 31, 39 dei parlamentari, nella precedente legislatura erano il 7 %. L’aumento del numero delle elette è dovuto alla legge sulle quote per le candidature femminili, con l‘obiettivo del 33% di donne alle assemblee elettive, decisa dal presidente Bouteflika è approvata alla fine del 2011. Vediamo in concreto cosa prevede. La legge introduce una quota di un terzo per le candidate in tutte le liste alle elezioni legislative nazionali, alle elezioni delle assemblee delle wilaya, e quelle comunali. Il mancato rispetto di questa regola comporta l’esclusione della lista. Per spingere i par tutu politici a dare più chance alle donne, viene promesso anche un aiuto finanziario, basato sul numero di donne elette. Nella precedente legislatura, la percentuale di donne era del 7%, il FlN, partito di maggioranza con 389 deputati ne contava 12. Le femministe algerine sperano adesso che si metta mano alla riforma del codice di famiglia che considera le donne “minori” di fronte alla legge: Il Codice impone infatti un “tutore”, che può essere il padre, il fratello, oppure uno zio, cui chiedere il consenso per viaggiare all’estero o per sposarsi. Contro il codice, il peggiore dei Paesi magrebini, si leva da anni la protesta delle donne, lese nei diritti di libertà previsti dalla costituzione. Il risultato delle legislative fa sperare in un aumento della partecipazione femminile alla vita politica, scarsa soprattutto nelle città di provincia. Solo tre sono le donne sindaco in tutto il Paese. Nel 1962, durante l’elaborazione della prima costituzione algerina, le donne elette erano 10.
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Scene dalla campagna elettorale per il rinnovo del parlamento algerino. Sopra, Algeri, un comizio del Partito islamista della Libertà e Giuustizia
Algeri, 7 maggio 2012 - Circa un terzo dei candidati alle legislative del 10 maggio in Algeria sono donne, la stragrande maggioranza velate, qualcuna in niqab, e c’è persino una lista di sole donne promossa da una formazione politica islamista. Andiamo per ordine. Le riforme politiche del presidente Abdelaziz Bouteflika con le norme riguardanti le quote femminili hanno prodotto, per queste elezioni legilastive nazionali, un aumento del numero delle donne candidate. Su 25.000 candidati in lista per 462 seggi, 7646 sono donne. Dalle urne elettorali, potrebbe dunque uscire un numero maggiore di donne elette all’Assemblea Popolare Nazionale (nello scorso parlamento le deputate erano l’11%). Ci sono giuriste e giornaliste, diplomate, libere professioniste, impiegate nella funzione pubblica. Le sorprese iniziano quando si analizzano le diverse liste.
I partiti islamisti non presentano nessuna donna capilista. In cambio, il Partito della Libertà e della Giustizia (PLI di Mohamed Said), apparentemente islamista riformista, è la sola formazione politica ad aver architettato una lista al 100% femminile. La presenta lontano dalla capitale e dai grandi centri urbani, per capirci : a Tissemsilt, grosso borgo degli Hauts Plateaux (la regione degli altipiani, ndr), già roccaforte dei salafiti e dei GIA, a metà degli anni Novanta.
Per quanto riguarda il Front de libération national (FLN, al potere), troviamo una donna come seconda capolista, una posizione che dovrebbe garantire l’elezione a colpo sicuro : è Asma Benkada, ex moglie dello sceicco Youssef al-Qaradaoui, guru mediatico dei Fratelli Musulmani e consigliere speciale di Hamed Ibn Khalifa al-Thani, l’emiro del Qatar. Asma è stata attaccata durante la campagna elettorale perchè beneficia di questa posizione senza mai avere prima militato in seno all’antico partito unico.
Un’altra candidata velata celebre è Naïma Madjer, sorella dell’ex star del football Rabah Madjer, e lei stessa già nota come speaker vedette della televisione algerina.
Arriviamo così al niqab più commentato di tutta la campagna elettorale, quello di Fatima Ismaïl, velo integrale, candidata dal Front de la justice et du développement, diretto da suo marito Abdallah Djaballah, leader carismtico di un’ala islamista radicale.
E le laiche? Ci sono, e si sono fatte sentire, almeno a sinistra. Oltre alla nota Louisa Hanoune, segretaria generale del Partito dei Lavoratori (PT), prima donna del mondo arabo ad avere concorso nel 2002 alla carica suprema dello stato, troviamo tre donne nei primi tre posti della lista indipendente Égalité et citoyenneté ad Algeri. «Ci candidiamo per fare una barriera alle forze oscurantiste », hanno ripetuto in canmpagna elettorale.
 Sopra a sinistra, Niqab per le strade di Algeri, e qui sorpa, Raduno del Partito delle Forze Socialiste
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