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Miriam, Andrea ed io PDF  | Stampa |
di Nella Condorelli   

 

 

E' stato in un pomeriggio di qualche primavera fa. Alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, in uno scenario completamente diverso da quello attuale. C'era Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio dei Ministri, il modello femminile unico occupava per intero gli schermi televisivi pubblici e privati, e solo le associazioni femministe e un manipolo di giornaliste militanti tempestavano (in gran parte, snobbate) contro l'incredibile appiattimento dell'immagine femminile nella quotidiana tv. Una tv sprezzante nei confronti dei soggetti della società reale, e tutta concentrata sui diktat e l'immaginario del maschio leader.

Al convegno organizzato dalle amiche del gruppo milanese Donne della Realtà, tra loro alcune giornaliste de La Repubblica, partecipava anche Miriam Mafai. Mi è rimasto impresso perché quel pomeriggio Miriam mi confermò, se mai ce ne fosse stato bisogno, che significa essere grande giornalista, esperta della notizia delle donne, e militante della questione femminile.

Di mezzo c'era Andrea. Andrea Dwokin, filosofa e femminista americana, scomparsa a 58 anni giusto sette anni fa, era il 9 aprile del 2005. Autrice di alcune delle più radicali (e controverse) analisi sulla violenza sessista che mai abbiano attraversato il femminismo, e di una raccolta di romanzi, studi, ricerche saggi, lezioni universitarie, interventi, da far tremare i polsi. Passata impropriamente alla storia  come la filosofa femminista che dichiarò “morte al coito eterosessuale” in quanto espressione del potere sessista, nella realtà una intellettuale forte, dal pensiero complesso e radicale, che ha vivisezionato questo potere (“Sogno che un amore senza tirannia sia possibile”, First Love, 1980), muovendosi tra due capi di una stessa corda: violenza sessista – pornografia (“Nessuno merita il destino delle donne: violate, picchiate, pornografate, prostituite, assoggettate, dominate, perseguitate psichicamente e psicologicamente…”).

Di corpo femminile si parlava, quel pomeriggio, a Roma. La denuncia forte era quella che qualche anno dopo avrebbe infiammato le piazze del 13 febbraio: corpo muto, corpo oggetto, corpo fragile, corpo denudato, corpo invisibile. Metafora della società nell’era del patriarcato mediatico che si impone a colpi di tutele. Che ne è della libertà femminile? Della nostra autodeterminazione? Eccoci in tv e nella pubblicità, abbasso il nudo di donna, abbasso l’immagine stereotipata nel gioco erotico a sguardo di maschio, non vogliamo più essere pornografate né prostituite. Mi venne in mente Andrea Dworkin e la sua battaglia contro la pornografia; mi rivolsi d’impeto a Miriam Mafai (non ero neppure sicura che la conoscesse), le posi una delle domande della filosofa americana: “Sappiamo come piangere. La vera questione è: come ci difendiamo?”.

La sua risposta mi arrivò in un battito di ciglia, sintetica come al solito, meglio essenziale: attenzione, ragazza. Dworkin si battè contro la pornografia perché la considerava una violazione dei diritti civili delle donne. Si impegnò politicamente in prima persona perchè fosse proibita per legge, ma non ci riuscì. Si ritrovò ad essere sostenuta dai settori più conservatori dell’opinione pubblica americana, e la sua battaglia venne strumentalizzata proprio a danno della libertà femminile.

Non ho molto altro da aggiungere a ricordo di Miriam Mafai, in questo 9 aprile 2012, giorno in cui lei è scomparsa. Se non che la mia gratitudine per quella risposta che in ogni parola collegava insieme informazione, politica, questione femminile e femminismo. Non l’ho più dimenticata,  come avviene per le grandi lezioni dei veri maestri. Indissolubilmente insieme: un pomeriggio alla Casa Internazionale delle donne, un dibattito femminista sul corpo delle donne, Miriam Mafai, e Andrea Dworkin.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2012 17:33
 

Appuntamenti

RICONOSCIMENTO, TRA LOGOS E IMMAGINE, convegno filosofico a cura di IISF Scuola di Roma e Archivia - Casa Internazionale delle Donne, a Roma il 22-23 maggio

Il SILENZIO, Compagnia Teatro della Fede, carcere di Venezia il 14 maggio, carcere di Taranto il 20 maggio, uniche spettatrici le detenute  

MOSTRA STORICA UNIONE FEMMINILE NAZIONALE (1899-2012), a Milano, inaugurazione il 15 maggio presso Unione Femminile


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