26/01/10
Culture. Francia
LA FAMIGLIA CAMONDO
di Maria Cristina Serra

A dieci anni dalla prima Giornata Nazionale della Memoria che ricorda il dramma dello sterminio di 6 milioni di ebrei, un capitolo speciale va riservato al caso della famiglia ebraica dei Camondo, tra l’Ottocento e i primi del Novecento influente gruppo bancario, finanziario e filantropico, che estendeva i suoi interessi tra Medio Oriente ed Occidente, dalla capitale dell’Impero Ottomano, Costantinopoli, sino a Parigi, Londra e persino negli Stati Uniti…
Il tragico destino dell’ultima discendente, Beatrice, e dei suoi due figli, tutti morti nel 1945 nel lager di Auschwitz, vittime della barbarie nazista e dell’odio razziale scientificamente organizzati dal regime hitleriano, con la complicità dei collaborazionisti di “Vichy” della Francia guidata dal generale Petain…
Una straordinaria mostra allestita a Parigi, Museé d’Art et du Judaism “ricorda” ricostruendo lo “splendore” dei Camondo, da Costantinopoli a Parigi…


Clara Camondo, a destra.
suo marito Abraham Solomon
 

7 Marzo del 1944. ore 4 del mattino. Gli ebrei internati nel campo di Drancy, alla periferia Nord di Parigi, vengono improvvisamente svegliati e condotti alla stazione di Bobigny.
Prima che l’alba rischiari il cielo terso e freddo, avviene il trasferimento con la “massima discrezione”. Ad attendere i 1.500, tra cui 536 donne, internati del cosiddetto “campo di transito” di Drancy c’è il convoglio ferroviario numero 69, con destinazione finale Auschwitz-Birkenau in Polonia.
Fra i prigionieri, ammassati in gruppi di 80 per vagone sul treno merci blindato, c’è anche Beatrice Camondo-Reinach, figlia del conte Moise de Camondo, dinastia ebraica di banchieri, imprenditori, filantropi e collezionisti d’arte, che dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento ha contribuito in modo determinante anche a definire l’orientamento estetico e culturale di un’intera epoca.
I Camondo, rappresentanti di una èlite ebraica illuminata, consapevoli che la cultura fosse sempre una miscela di ragione e dibattito critico e che mai si dovesse sottostare all’istinto e all’inganno di falsi idoli, pur restando fedeli alla propria identità comunitaria e religiosa, si adoperarono infatti incessantemente a diffondere una cultura cosmopolita e liberale, confidando nella forza della “modernità”, per veicolare e radicare nella società i valori illuministi a cui sempre si erano ispirati.
“Dobbiamo diffidare dell’intelligenza e della coscienza”, proclamava invece in quegli anni bui Adolf Hitler, “ e riporre tutta la nostra fede negli istinti”. E così, il nazismo, la barbarie, si sostituirono alla ragione.

Beatrice Camondo, dama dell’alta società parigina, frequentatrice dei salotti e dei club più esclusivi, è convinta che le misure “eccezionali” via via prese contro gli ebrei francesi non toccheranno lei e la sua famiglia, protette dall’appartenenza sociale e da influenti relazioni.
A metterla in allarme, sono nel novembre del 1940 le disposizioni del governo collaborazionista di Vichy che creano un sistema di controllo amministrativo sui cittadini di origine ebraica.
E’ il 20 maggio 1941 quando un’ordinanza congela i suoi titoli mobiliari, i conti correnti e le credenziali bancarie.
Le vengono concessi un assegno mensile di 15 mila franchi e un’autorizzazione a versare una pensione di 40 mila franchi l’anno in favore di sua madre, rimasta vedova, nonché di provvedere economicamente agli anziani servitori. Dal maggio del ‘42 sarà obbligata a portare sul petto la stella gialla e non le verrà più concesso di frequentare i luoghi abituali della sua vita quotidiana.
Il primo luglio del ’42, nella chiesa di Sainte-Bathilde a Vanves Beatrice abbraccia il cattolicesimo - gesto, questo, che farà naufragare il suo matrimonio con Jean Reinach, musicista raffinato e colto, sposato nel 1919, con il quale ha avuto due figli: Fanny nel 1920 e Bertrand nel 1923. Qualche mese più tardi, in settembre, scrive ad una sua amica d’infanzia: “ci sono momenti in cui mi sembra sarebbe meglio non lottare e incassare tutti i colpi e poi, più spesso, sono sicura che sarò protetta miracolosamente, e che lo sono stata per molti anni”.

10 marzo 1944. Il treno dei deportati di Drancy arriva ad Auschwitz.
Per quasi un anno, la dama che era stata al top della mondanità, nobile esempio di nobildonna filantropa, l’ultima erede dei “Rotschild dell’Est”, resiste alle fatiche e alle torture del campo. Ma il 4 Gennaio del 1945, due settimane prima dell’evacuazione forzata da parte delle SS di 31.894 prigionieri - le famigerate “marce della morte” ricordate mirabilmente da Primo Levi e da Elie Wiesel - , esattamente 23 giorni prima che l’Armata rossa sovietica spalanchi al mondo le porte dei lager, liberando gli ultimi sopravvissuti, Beatrice Camondo muore. E’ il 27 gennaio.
Con lei scompare del tutto una delle famiglie ebraiche più importanti d’Europa, e non solo, e finisce la saga di una dinastia che per cinque secoli ha attraversato splendori e tragedie, intrecciando la sua storia personale con quella più generale della diaspora ebraica, a partire dalle persecuzioni dei regnanti spagnoli sino ai giorni dell’Olocausto.
I lager non sono stati “un incidente” della storia ed è importante ricordare sempre le parole di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono essere nuovamente sedotte ed oscurate: anche le nostre”.

Fine del XV secolo. Sefarditi, cacciati dalla Spagna alla fine del XV secolo, gli antenati Camondo, che allora si chiamavano ancora Kamondo, si ritrovano a peregrinare (per tre secoli) tra Portogallo, Repubblica Veneta, Trieste e la Vienna imperiale.
A dare inizio alle fortune di famiglia, nella Costantinopoli dell’impero Ottomano sarà Isaac che, nel 1802, fonda un banca. Gli succede, venti anni dopo, il fratello Abraham-Salomon.
Dotato di un intuito eccezionale e grande senso degli affari, Abraham stringe contatti e relazioni con i settori più importanti della finanza londinese, viennese e parigina; è tra i finanziatori della causa del Risorgimento italiano, partecipa alla fondazione, a Parigi, dell’Alleanza Israelita internazionale.
Grandi proprietari immobiliari, i Camondo promuovono l’ammodernamento del tessuto urbano di Costantinopoli, ed il rinnovamento del quartiere di Galata verso la “porta di Istanbul”, affermando così la loro vocazione di “finanzieri eurocentrici” che vedono nel modello occidentale (e anche nel lusso e nell’eleganza come forma di rappresentanza) il futuro del capitalismo.
La celebre foto di Henri Cartier-Bresson, scattata nel 1964, della “scala Camondo”, che attraversa in verticale il quartiere di Galata rende perfettamente l’idea della loro “scalata” verso le vette della società e della finanza europea.
Abraham, il patriarca, è anche un uomo colto e cosmopolita, e la sua concezione moderna degli affari è strettamente collegata all’impegno per il progresso sociale. Finanzia ospedali, ambulatori, centri di assistenza e scuole laiche (in concorrenza con quelle religiose): vuole spezzare l’isolamento in cui sono ancora relegati i giovani ebrei delle famiglie meno abbienti. Si impegna a promuovere in quelle sedi l’incontro ideale e culturale tra le nuove generazioni di religione ebraica, musulmana, e cristiana.

1868. I Camondo si trasferiscono d Costantinopoli a Parigi, che diventa il centro dei loro affari; intensificano i rapporti con i Rotschild, partecipano finanziariamente alla realizzazione del Canale di Suez e allo sviluppo della rete ferroviaria europea, credendo nell’importanza di incrementare le reti di diffusione commerciale.
Alla sua morte, avvenuta nel 1873, e celebrata con funerali di stato dal governo turco, l’eredità di Abraham passa ai giovani Isaac e Moise,tra loro cugini.
Alcune foto della mostra allestita presso il Museé des Arts e du Judaism, “La splendeur des Camondo. De Costantinople à Paris 1806 – 1945 (vedi qui accanto), li ritraggono ancora bambini, poi adolescenti, nella vita “dorata” prima di Costantinopoli e poi di Parigi. La sezione della mostra “Temps de la splendeur” descrive anche l’impegno da mecenati che i due cugini profondono insieme alla loro attività di finanzieri internazionali, ed è ben sintetizzata da una frase di Isaac: “Ho composto la mia collezione d’arte così come avrei composta un’opera sinfonica”.

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LA MOSTRA

La splendeur des Camondo. De Costantinople à Paris.
1806 – 1945

Parigi, Museè d’Art et d’Histoire du Judaisme, rue du Temple, sino al 7 Marzo 2010

Organizzata sotto l’alto patrocinio dei ministeri degli Affari Esteri e della Cultura di Francia e di Turchia, nel quadro della “Saison de la Turquie en France”, la mostra è anche un interessantissimo invito ad un percorso intramuseale nella Parigi dei Camondo e delle sue collezioni artistiche, che comprende il Museo D’Orsay, il museo Carnavalet e la casa-museo di Nissim de Camondo, una delle più belle dimore di Parigi, esempio magnifico di architettura della Belle epoque, che Moise de Camondo fece costruire fra il 1911 e il ’14.
Disegnata dall’architetto Renè Sergent, che si spirò al Petit Trianon della reggia di Versailles per ricreare l’atmosfera di una dimora artistica del XVIII secolo, la casa venne edificata nel quartiere realizzato nella seconda metà dell’Ottocento dall’urbanista Haussmann, e destinato ll’èlite francese della finanza e della classe dirigente.
Sempre sulla Rive Droite della Senna, a qualche kilometro di distanza, percorrendo l’intricato dedalo di stradine antiche del quartiere del Marais - scampato alla modernizzazione haussmaniana e rimasto inalterato dal periodo prerivoluzionario - si arriva all’Hotel de Saint-Aignan, prestigioso palazzo del XVII secolo, in rue du Temple n.71, nel bel mezzo dell’antico quartiere ebraico Pletzl, oggi sede del Museè d’Art et d’Histoire du Judaisme, nelle cui sale è allestita la mostra.
Oggetti di culto in argento, miniature con pergamene di preghiere, preziose edizioni di Torah, lettere autografe, foto, pannelli decorativi, documenti che attestano i riconoscimenti dell’Impero Ottomano, di quello Austro-ungarico e del neonato Regno d’Italia (i Camondo finanziarono la guerra risorgimentale), che raccontano una saga familiare speciale.
Per non dimenticare.


CULTURE


Francia
La famiglia Camondo

di Maria Cristina Serra


Exposition
Joseph Roth. Al confine
tra vecchia e nuova Europa

di Maria Cristina Serra


Exposition
And do remember the ladies
Ricordatevi delle signore

di Janus Adams


Books
Sante gonne

di Valeria Palumbo