| |
| |
| 20/01/10 |
Cooperazione.
Italia
SOLO
LACRIME PER HAITI
E I POVERI DEL MONDO?
di
Zenab Ataalla
|
Continuano
a calare gli aiuti italiani alla cooperazione
internazionale allo sviluppo.
Siamo passati dall’0,22% del Pil 2008 all’0,17%
del Pil 2009. E le cose sono destinate a peggiorare
nel 2010 e nel 2011, con l’annuncio del
governo di ulteriori tagli alle risorse.
E’ quanto emerge dal rapporto Peer Review
dell’Ocse-Dac (Comitato di Aiuto allo Sviluppo
dell’Organizzazione per la Cooperazione
e lo Sviluppo Economico), presentato a Roma il
19 gennaio scorso dalla Task Force della società
civile, che assegna un voto “insufficiente”
all’operato del nostro Paese… |
 |
Continuano
a calare gli aiuti italiani alla cooperazione internazionale
allo sviluppo.
Siamo passati dall’0,22% del Pil 2008 all’0,17%
del Pil 2009. E le cose sono destinate a peggiorare
nel 2010 e nel 2011, con l’annuncio del governo
di ulteriori tagli alle risorse. Una decisione che
rischia seriamente di compromettere la stessa posizione
della politica estera italiana nel panorama internazionale.
E’ quanto emerge dal rapporto Peer Review dell’Ocse-Dac
(Comitato di Aiuto allo Sviluppo dell’Organizzazione
per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), presentato
a Roma il 19 gennaio scorso dalla Task Force della
società civile, che assegna un voto “insufficiente”
all’operato del nostro Paese nel corso degli
ultimi cinque anni, da quando l’Italia è
stata sottoposta, nel 2004, alla stessa indagine.
Pochi sono stati infatti i progressi in materia di
riforma legislativa per la cooperazione; la legge
risale al 1987, manca una figura che faccia da intermediario
tra il governo e le organizzazioni impegnate nella
cooperazione, c’è poi molta dispersione
degli aiuti ed è totale l’assenza di
monitoraggio sulla loro efficacia.
Per non parlare del fatto che sulla scia del mancato
rispetto degli impegni presi in passato, il nostro
Paese non raggiungerà l’obiettivo finanziario
europeo di destinare l’ 0,51% del Pil nazionale
alla cooperazione, e sarà tra i Paesi responsabili
del mancato raggiungimento degli obiettivi dell’Unione
che, nel 2009, aveva promesso di destinare all’aiuto
per lo sviluppo lo 0,56% del Pil totale dei Paesi
membri.
L’unica annotazione positiva per l’Italia
fatta dal Dac riguarda l’individuazione dei
Paesi ai quali destinare prioritariamente i fondi
per lo sviluppo, e la decentralizzazione dei poteri
attraverso cui gli enti locali sono stati in grado
di avviare un dialogo strutturato con le ong territoriali.
Nella Peer Review 2009, il Dac ribadisce infine la
validità delle 16 Raccomandazioni formulate
nel 2004, e rimaste per la maggior parte inattese,
aggiungendone altre 19.
Solo l’attuazione di queste 35 raccomandazioni
entro il 2013 permetterà all’Italia di
riallinearsi con le buone azioni degli altri Paesi
Ocse.
Da parte sua, la Task force della società civile
per l’efficacia degli aiuti,- che riunisce tre
reti di Ong italiane (Link 2007, l’Associazione
Ong Italiane e il Cini - Coordinamento Italiano Network
Internazionali) - , ha presentato una lista di 10
azioni prioritarie, da realizzarsi entro il 2010,
valide per attuare una strategia di cooperazione allo
sviluppo che consenta al nostro Paese di mantenere
le promesse fatte.
Per capire in che direzione sta andando la cooperazione
italiana, women ha intervistato, con attenzione specifica
all’ottica di genere, Cinzia Giudici, presidente
del Cosv, che fa parte di LINK 2007 ed aderisce all'Associazione
delle ong Italiane (Aoi), due degli attori della Task
force della società civile che hanno presentato
insieme al Dac i risultati dell’attività
italiana nella cooperazione internazionale.
Women in the city. Cosa è la Task
Force della Società Civile per l’Efficacia
degli Aiuti?
Cinzia Dati. La Task Force dell Società
Civile raggruppa dl 2009 i tre grandi coordinamenti
che oggi costituiscono un pò la totalità
delle ong del nostro Paese: l’Associazione delle
ong italiane, Link 2007 ed il CINI (Il Coordinamento
Italiano dei Network internazionali). In questo caso,
abbiamo collaborato al Piano italiano per gli efficacia
degli aiuti insieme alla Direzione Generale per la
Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Affari
Esteri, ed abbiamo contribuito al processo della Peer
Review Ocse- Dac 2009.
Witc. Sono 35 le raccomandazioni che l’Italia
dovrà realizzare entro il 2013. Voi avete chiesto
al governo ed al parlamento l’attuazione di
10 raccomandazioni prioritarie nel corso del 2010.
Qual è il motivo e quali sono quelle più
importanti?
C.G. Le raccomandazioni considerate dal Dac
sono in tutto 35, ma la difficoltà di portare
avanti la loro implementazione, ci ha spinto a stilare
un elenco di 10 priorità da realizzare entro
il 2010.
La prima, la più basilare, chiede l’aumento
delle risorse da destinare alla cooperazione per lo
sviluppo. Il Dac ha notato che l’Italia non
solo ha disatteso quanto stabilito nel 2004, cioè
destinare lo 0,54% del Pil nazionale 2009 alla cooperazione,
ma si è sempre più allontanata da quell’obiettivo,
attestandosi nell’anno passato allo 0,17%, e
condizionando di fatto anche gli obiettivi che l’Unione
europea si era prefissata.
La seconda fa riferimento alla responsabilità
politica ed all’adeguamento delle normative.
Il Dac ritiene che la mancanza di una figura che ha
il compito di occuparsi in modo diretto della cooperazione
sia un fatto grave.
Negli anni passati l’Italia ha sempre avuto
un segretario, sottosegretario o viceministro che
fosse preposto in modo specifico alla cooperazione.
Ma con l’ultimo governo la delega non è
stata affidata a nessuno, lasciandola nelle mani del
ministro degli Affari Esteri, già oberato di
altri incarichi.
Witc. Cosa significa la mancanza di una
persona incaricata ad occuparsi specificatamente della
cooperazione?
C.G. Non è un dettaglio perché
vuol dire che fra l’apparato tecnico del ministero
degli Affari Esteri, quindi della Direzione Generale
per la cooperazione allo sviluppo, ed il governo non
c’è un passaggio intermedio specifico,
responsabile politicamente, che può sostenere
la cooperazione.
Questo ha per esempio delle forti implicazioni sulla
strategia. Difatti il Dac chiede che siano sì
realizzati i piani strategici dai tecnici, ma sotto
la piena responsabilità del governo. Qui manca
questo passaggio e questo, ripeto, è reputato
grave dal Dac.
Witc. In questo quadro poco rassicurante,
la cooperazione italiana ha fatto dei progressi negli
ultimi anni?
C.G. Nel complesso il Dac ha considerato
l’operato dell’Italia insufficiente.
E’ stato reputato appena sufficiente la decentralizzazione
del processo decisionale e questo significa che siamo
andati avanti soltanto nella cooperazione decentrata,
quella cioè affidata alle regioni ed agli enti
locali per intenderci.
Così come sono state reputate appena sufficienti
le riforme della gestione della cooperazione. Per
esempio, alcune regioni hanno strutturato degli uffici
meglio organizzati, ma niente di più.
Witc. Quali sono le principali criticità
da risolvere?
C.G. Quello che viene lamentato al di là
dei pochi fondi, è una gestione che non tiene
sufficientemente conto della relazione con la società
civile, cioè con noi ong.
In altri Paesi ci sono delle relazioni formali con
i direttori generali delle cooperazioni, cosa del
tutto assente in Italia.
Quello che fa notare il Dac è la mancanza di
un sistema organizzato che preveda una relazione tra
gli attori chiamati in gioco, per esempio nell’identificazione
delle priorità geografiche. Il Dac lamenta
l’assenza di un luogo istituzionale in cui venga
deciso insieme. E questa è una connotazione
sempre più marcata della politica italiana,
a differenza degli altri Paesi.
pagina: 1/2 | successiva
|
|
|

|
|